1000 euro al mese per ogni italiano, la proposta lanciata da Gianluigi Paragone riscuote consensi e adesioni.

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Sono oltre quarantaseimila gli italiani che in pochi giorni hanno aderito al gruppo Facebook “1000 euro per ogni italiano” (creato dal giornalista e senatore del gruppo misto Gianluigi Paragone).

Lo scopo è quello di lanciare una proposta immediata al governo, per prevenire e affrontare subito la crisi sociale ed economica che si è abbattuta su milioni di persone che, a causa dell’emergenza COVID-19, sono rimaste senza reddito né ammortizzatori sociali. Il gruppo raccoglie sfoghi e testimonianze; c’è chi come Noemi chiede se il pagamento degli affitti sia sospeso, perché non lavorando non ha i soldi per provvedere; Mirko racconta “Mio fratello vive in Irlanda da 5 anni e lavora come dipendente in un ristorante italiano. Lo Stato irlandese gli ha passato da subito, per l’emergenza Coronavirus, 350 euro a settimana (1400 al mese esatti!) poiché è tutto chiuso come da noi anche là. Se penso che da noi stanno facendo ancora il teatrino per farci avere 600 euro, non si sa ancora quando e cosa fare per richiederle, mi viene il vomito. Intanto stiamo vivendo pagando la spesa grazie ai nostri risparmi, perché se avessimo aspettato l’aiuto dello Stato italiano saremmo già morti tutti di fame”; Daniela lancia un grido di allarme, molto condiviso tra gli utenti e particolarmente sentito in quanto è un problema diffusissimo “Come dobbiamo fare per andare avanti? Mia figlia e io stiamo senza lavoro e con la speranza che il governo ci aiuti, bollette in mano e senza un centesimo in tasca”. Di esempi come questi ne potremmo citare a centinaia, gente che da tutta Italia, da nord a sud, non sa più come far fronte alle necessità quotidiane più essenziali. Si susseguono già da qualche giorno notizie e video di persone che si presentano alle casse dei supermercati con il carrello pieno e le tasche vuote. Il vero pericolo è che tutto questo, tra pochi giorni, se non si interviene immediatamente, diventi endemico e incontrollabile. E’ necessario mantenere la calma e non perdere la lucidità, ma fin quando sarà possibile?

La proposta lanciata da Gianluigi Paragone va in una direzione molto semplice: “la BCE potrebbe fare arrivare subito i soldi a chi ne ha veramente bisogno realizzando immediatamente un versamento a fondo perduto – partendo dal mese di aprile fino alla conclusione della crisi – di 1.000 euro a ogni cittadino italiano”.

Una proposta interessante che abbiamo voluto approfondire parlandone direttamente con il promotore.

Come nasce l’idea del gruppo e come intende procedere?

Intanto ho preparato un emendamento da proporre al Governo. Il gruppo nasce dal presupposto che in tanti, sia dal mondo finanziario che dal mondo politico, dicono che la sola soluzione sia quella di fare arrivare i soldi direttamente sui conti correnti. In un momento di emergenza non puoi pensare di far passare tutto dalla burocrazia. Anche perché la burocrazia sta diventando una beffa; soltanto per potersi spostare per lavoro o necessità, sono stati pubblicati 4 moduli diversi di autocertificazione. Se non son capaci di fare un solo modulo, figuriamoci se sono in grado di far ripartire un Paese, aiutare le aziende, permettergli di accedere ai bonus, ai finanziamenti, allo snellimento burocratico, alle sospensioni, alla cassa integrazione.

A me pare che tutta la montagna di promesse, di impegni, si andrà a frantumare contro il muro di gomma della burocrazia. Non c’è nessun’altra azione possibile, come ho detto, se non quella di accreditare direttamente i soldi nei conti correnti fino alla fine dell’emergenza e comunque per il primo semestre (fino a giugno) e poi si valuterà come procedere.

Ma lei ritiene che sia un’opzione che il Governo possa prendere in considerazione e che ci siano le risorse per poterlo fare?

Se non la valuta, dovrà prendere le misure ad un Paese che trasformerà l’ordine con cui si sta uniformando in modo esemplare alle direttive del Governo e che limitano fortemente la mobilità delle persone, in una reazione opposta e contraria.

Che è proprio quello che si teme di più. Si sono già verificati i primi casi di gente che ha tentato di assaltare i supermercati…

Gli affitti e le bollette li devi pagare, la spesa la devi fare, non è che vai lì e paga lo Stato. La cassa integrazione, alcuni, non so quando la potranno prendere. Lo Stato deve capire che si deve svegliare, noi eravamo già dentro una crisi occupazionale, che aveva intaccato il risparmio degli italiani. Adesso si sta mettendo benzina sul fuoco.

Come potrebbe attivarsi questo meccanismo, lo Stato cosa dovrebbe fare e come?

Molto semplicemente dovrebbe dire alla Banca Centrale Europea che quella liquidità, quel famoso bazooka, deve arrivare direttamente sui conti correnti delle persone. Deve partire il tasto “invio” da lì, così come un click comprano titoli di Stato, stavolta si dà l’ordine alle banche che quella liquidità si trasformi immediatamente in un accredito diretto per la gente.

La cosa più preoccupante sono i tempi. C’è già tanta gente sull’orlo del precipizio.

Appunto, questa è la cosa più facile da fare, non hai moduli da compilare e, a meno che non si abbiano ammortizzatori sociali, accrediti i soldi. Bisogna dare ossigeno alla gente, non c’è molto da discutere.

In America stanno facendo questo, duemila e cinquecento dollari più cinquecento per ogni minore a carico.

Dopo la risposta del presidente Conte “diamo dieci giorni all’Europa oppure facciamo da soli”, pare che l’urgenza non sia stata compresa. Per molte persone 10 giorni, in questo momento, sono un anno.

Io penso che i tempi della politica siano inversamente proporzionali a quelli della gente. Ogni giorno che passa senza dare una risposta, è un giorno in cui si rischia di mandare in crisi il tessuto sociale. Il dramma è questo. O si velocizza tutto o si rischia il caos sociale.

A fine mese arriveranno comunque le bollette, si dovranno pagare affitti e mutui, mancheranno gli stipendi.

Il paradosso di questo Paese è che sembra che si debbano sempre inseguire gli eventi anziché prevenire le conseguenze con degli atti immediati.

Questa è una crisi eccezionale, o tu Stato dai delle risposte eccezionali e resetti la burocrazia o non ne usciremo. I cittadini si informano e sanno bene come stanno agendo altri grandi Paesi…

Qui sembra che ci sia un freno nell’intervenire subito, anche davanti ad una situazione così drammatica. Perché?

Perché in Italia siamo malati di burocrazia. Vedi i 4 moduli diversi per l’autocertificazione… Non bastano le dirette Facebook per dimostrare di comprendere i cittadini. E mi pare che qualcuno ancora questo non lo abbia capito.

 

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