62 persone morte al largo delle coste italiane. Quanti altri ne uccideranno le politiche anti-migranti?

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L’ultima tragedia nel Mediterraneo, che ha provocato la morte di almeno 62 persone, tra cui bambini, ricorda che nulla è cambiato. Il primo ministro italiano, Giorgia Meloni, ha espresso “profondo dolore”. Il presidente italiano, Sergio Mattarella, ha avvertito che la tragedia non deve lasciare “nessuno indifferente” e ha fatto appello all’Unione Europea. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha promesso di “raddoppiare gli sforzi”.

La politica migratoria europea continua a condannare a morte più di 2.000 uomini, donne e bambini nel Mediterraneo ogni anno.

Il governo della Meloni ha attivamente sabotato le missioni di ricerca e salvataggio guidate dalle ONG che tentano di salvare vite in mare. Secondo la nuova legislazione del suo governo, le imbarcazioni che hanno salvato migranti a bordo non possono rimanere in mare per continuare la loro missione. Devono recarsi nei porti assegnati dalle autorità italiane nel nord Italia, a giorni di navigazione di distanza dal teatro principale delle operazioni. Ciò ha comportato una drastica riduzione del tempo in cui le imbarcazioni possono impegnarsi a salvare vite umane, e sicuramente un corrispondente aumento del tasso di mortalità.

L’Europa ha una responsabilità più profonda per la perdita di vite umane nel Mediterraneo. L’imbarcazione che si è rovesciata al largo delle coste calabresi proveniva dalla lontana Turchia. Perché non ha cercato di attraccare nella ben più vicina Grecia? La ragione è duplice. Nel 2016 il governo tedesco, allora presieduto da Angela Merkel, ha concordato con la Turchia un accordo sulla migrazione che, a tutt’oggi, fa sfoggio di denaro europeo per il regime illiberale di Recep Tayyip Erdoğan, in cambio della possibilità di rimandare in Grecia qualsiasi rifugiato che arrivi irregolarmente dalla Turchia.

Inoltre, l’Unione europea si è impegnata ad aiutare i Paesi balcanici a investire nella polizia e nella gestione delle frontiere. Nel complesso, le rotte verso l’Europa attraverso la Turchia, la Grecia o i Balcani sono state chiuse, incoraggiando i migranti a spostarsi più a ovest, verso l’Italia.

Meloni, astutamente, sostiene di voler semplicemente replicare in Africa settentrionale ciò che l’Europa ha già concordato con la Turchia e i Balcani. L’Europa, dice, dovrebbe siglare accordi per bloccare i migranti prima che intraprendano il viaggio.

Questo sistema è in parte già in atto: centinaia di migliaia di migranti sono detenuti illegalmente in campi di concentramento improvvisati in Libia gestiti da milizie, dove torture e stupri sono ben documentati. Questa misura è stata concordata nel 2017 dal governo italiano socialdemocratico di Paolo Gentiloni, attualmente commissario UE per gli affari economici. Per quanto immorali possano essere le politiche della Meloni, la loro immoralità è condivisa sia dalle istituzioni italiane che da quelle europee.

Le cose potrebbero essere diverse? Sì. Centinaia di ONG, piattaforme civili e comuni hanno raccolto per anni proposte per un diverso approccio europeo alla migrazione. Una missione europea di ricerca e salvataggio dovrebbe prendere in mano la situazione e condurre operazioni regolari nel Mediterraneo.

I migranti salvati in mare dovrebbero essere ridistribuiti in tutta l’UE e gli accordi tra gli Stati dovrebbero essere accompagnati da un ruolo maggiore per i comuni. Perché la Francia dovrebbe bloccare, ad esempio, Montpellier dall’accogliere i migranti salvati?

Come sostiene la missione italiana di ricerca e soccorso Mediterranea, il traffico illegale di esseri umani esiste solo perché non esistono canali legali per l’immigrazione in Europa. L’UE deve definire quote annuali per i visti di lavoro e far sì che le pratiche siano gestite dai suoi consolati in tutto il mondo. La Germania, con i suoi recenti passi verso l’estensione dei visti di lavoro direttamente in Ghana, mostra la strada. Molti preferiranno una lista d’attesa, per quanto lunga, a una traversata di due anni nel deserto e nel mare che mette a rischio la vita.

Infine, i programmi di migrazione circolare devono essere drasticamente aumentati. La migrazione non è mai una buona soluzione per i Paesi d’origine, perché porta alla fuga dei cervelli e alla disgregazione delle comunità. La circolarità del lavoro consente ai migranti di venire nell’UE per un periodo limitato e su base regolare. La Spagna, ad esempio, ha in programma la formazione e l’assunzione di un gruppo di camionisti marocchini, sulla base di programmi già collaudati nel settore agricolo.

L’ultima tragedia migratoria provoca dolore e rabbia in qualsiasi essere umano e rappresenta un’altra macchia sulla coscienza di qualsiasi europeo. Tuttavia, dovremmo guardare con sospetto a qualsiasi politico che offra come risposta l’empatia. Non abbiamo bisogno di altre lacrime. Abbiamo bisogno che le politiche cambino.

 

 

 

Questo articolo è stato pubblicato su The Guardian
Traduzione per Livepress.it – Beatrice Privitera