Anche il secondo paziente bergamasco guarito a Palermo: “Mi sento fortunato, un sopravvissuto”

Il primario: "E' stata una sfida nella sfida, che abbiamo vinto, che ci riempie di orgoglio come medici e come siciliani”
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Un nuovo viaggio della speranza dalla Lombardia alla Sicilia che si è concluso con un lieto fine. Marco Maffeis, 61 anni, trasferito d’urgenza dalla provincia di Bergamo nel capoluogo siciliano con un volo militare perché nella città lombarda erano terminati i posti di terapia intensiva, è stato dimesso stamane dall’ospedale Civico di Palermo, dove era giunto il 13 aprile in condizioni disperate. “Sono felice – ha detto prima di salire sull’ambulanza, che lo sta trasportando in aeroporto -. In questo reparto mi hanno voluto bene, mi hanno amato e guarito. Mi sento fortunato, un sopravvissuto. Ci sono tanti che mancano, anche nel mio paese, dove su 8 mila abitanti ne sono morti più di cento. Noi veniamo in Sicilia spesso e l’amiamo per la sua diversità”. L’uomo è stato dimesso stamane, dal reparto di Rianimazione dell’ospedale Civico, poiché è’ risultato negativo al doppio test del tampone rinofaringeo ed è in buone condizioni di salute. E’ stato trasferito, mediante un ponte aereo, in un ospedale milanese, dove completerà il percorso terapeutico di riabilitazione polmonare.
Il paziente è stato seguito dall’equipe del primario facente funzioni Vincenzo Mazzarese, la stessa squadra di professionisti sanitari che ha avuto in cura il paziente lombardo dimesso nei giorni scorsi. “Entrambi – sottolinea il medico – sono giunti in Sicilia con gravi insufficienze respiratorie da Covid19. Dopo oltre un mese di assistenza ventilatoria, hanno acquisito nuovamente un’autonomia respiratoria che ne ha permesso così le dimissioni. E’ stata una sfida nella sfida, che abbiamo vinto, che ci riempie di orgoglio come medici e come siciliani”. Nei giorni scorsi anche Ettore Consonni, l’altro bergamasco di 62 anni giunto a Palermo il 13 aprile, ha lasciato la città per tornare a casa. Con una promessa: “Mi tatuerò la Sicilia nel petto. E tornerò con la mia famiglia nella terra che mi ha resuscitato”. Un nuovo capitolo che arricchisce la storia di solidarietà e vicinanza che ha unito, in questi mesi, la Lombardia e la Sicilia. Un esempio di come, aldilà dei luoghi comuni e delle battute da osteria di certi opinionisti, l’Italia esprima valori di eccellenza che non conoscono coordinate geografiche e confini.

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