Bambino migrante in fuga per raggiungere l’Europa, trovato morto nel carrello di un aereo

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Aeroporto parigino di Roissy Charles de Gaulle. Un giovanissimo migrante in fuga nel tentativo di raggiungere l’Europa è stato trovato morto nel carrello di un aereo Air France, un boing 777.  Si era nascosto lì dentro in Costa d’Avorio, vestito con abiti leggeri. Nessun documento o lettere, la sua età e il suo nome rimangono sconosciuti.

Lo ha confermato la compagnia aerea :
Air France confirme que le corps sans vie d’un passager clandestin a été
découvert dans le puits du train d’atterrissage de l’appareil effectuant
le vol AF703 reliant Abidjan (ABJ) à Paris-Charles de Gaulle le 7 janvier 2020 1/2
@AFP_Afrique @RFI @RFIAfrique @FRANCE24 @Claudy_Siar – ✔@AirFranceFR

“Oltre al dramma umano, questo indica una grave violazione della sicurezza all’aeroporto di Abidjan”, ha detto una fonte di sicurezza ivoriana all’Agence France-Presse. Diversi giornali francesi hanno scritto che il cadavere sarebbe di un bambino di circa 10 anni, ma Air France non ha confermato. “…Passeggero irregolare”, senza specificarne l’età.

La prima immagine che ci viene in mente pensando al bambino è la sua espressione piena di speranza mentre sogna di farcela e volare in un’altra dimensione dove miseria e povertà sono sconosciuti.

Immaginiamo questo bambino rannicchiato dentro quel carrello, con il cuore in gola ma felicissimo di avercela fatta.
Chissà a quale velocità viaggiava la sua mente quando ha sentito l’aereo decollare.

Avrà immaginato di vivere in una casa con l’acqua calda e mangiare 3 volte al giorno. Avrà immaginato di diventare dottore e con i soldi guadagnati avrebbe comprato un castello ai sui genitori.

Immaginiamo quel bambino con gli occhi chiusi e con un sorriso smagliante, lì dentro al buio e al freddo, aspettando che la paura passasse.

Le temperature scendono al di sotto dei -50 gradi fra i 9.000 e i 10.000 metri, quota raggiunta dagli aerei di linea e l’alloggiamento del carrello non è riscaldato.

Ancora un bambino morto nel tentativo di trovare un futuro, ne abbiamo visti troppi in questi anni, in mare, sulle spiagge, dentro barche affollate. Torna in mente il piccolo Aylan, il bimbo siriano con la maglietta rossa che ha scosso le coscienze e destato sgomento in tutto il mondo. A soli tre anni la sua vita si spense su una spiaggia che accolse il suo corpicino.

Pensiamo al dramma di queste vite spezzate, ma anche a quello vissuto da chi resta, genitori che per regalare un pezzo pane e libertà ai propri figli, tanta è la disperazione, ne mettono a rischio la vita sperando in una percentuale di riuscita.

Tornano in mente fatti che tragicamente si ripetono, a tutti i bambini che nella storia dell’umanità si sono trovati costretti a lasciare le loro case e i loro affetti ed emigrare in altri paesi, dovendo subire spesso la separazione dalla propria famiglia, dai genitori, vittime di esperienze di viaggio traumatiche. Pensiamo a tutti coloro che quel tragico viaggio della speranza non possono neppure sognarlo, perché sono nati nel posto sbagliato nel momento sbagliato, a quelli che il futuro non lo potranno vivere a causa di una maledetta bomba. Una riflessione silenziosa e una preghiera per quel bambino che si è addormentato sognando un futuro meraviglioso, un futuro che, purtroppo, non ha potuto vivere come ogni bambino e ogni essere umano meriterebbe, senza averne colpa.

 

 

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