Cara Azzurra Barbuto, moderi i termini!

Livepress interviene perchè ha scelto di fare informazione con rigore accademico, perchè il giornalismo indipendente, di alta qualità, autentico ed esplicativo è alla base di una democrazia funzionante. Il nostro obiettivo è quello di consentire una migliore comprensione dell'attualità e, si spera, favorire una migliore qualità del dibattito pubblico e delle conversazioni.
0
252

Azzurra Barbuto, giornalista di Libero e scrittrice, il 13 novembre commenta con un tweet la vicenda del piccolo Joseph:

«Corriere della Sera. “Ho perso il mio piccolo”, l’urlo della madre” – scrive la Barbuto su Twitter -. Hai perso il tuo piccolo, 6 mesi, perché lo hai buttato su un gommone con un centinaio e più di persone ammassate una sull’altra, in autunno inoltrato, con il freddo e il mare grosso».

È  chiarissimo che la giornalista individua nella madre del piccolo l’unica responsabile – scatenando polemica e indignazione – come è altrettanto chiaro che la madre di Joseph non voleva certo portare il piccolo in gita.

Questa madre  – che la giornalista ha sentenziato pubblicamente “irresponsabile” – ha “buttato” il bambino sul gommone perchè in fuga dalla fame, dall’instabilità politica e sociale, perchè in cerca di un rifugio in Europa e in cerca di una “mezza” possibilità di vita più favorevole, nonostante una traversata altamente pericolosa che ha inghiottito oltre 15.000 migranti dal 2013 .

Probabilmente, prima di partire, questa mamma si sarà chiesta perché avrebbe dovuto accettare di crescere il suo bambino in circostanze così difficili e avrà deciso di superare il confine, di tentare insomma. Immaginiamo che prima della traversata abbia sperato che in Italia e in Europa “almeno il suo bambino” sarebbe stato trattato con dignità, avrebbe avuto accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria. Avrà pensato che i bambini vivono nel mondo che è loro offerto e modellato dagli adulti che li circondano e noi siamo davvero convinti che questa giovane mamma voleva solo portare suo figlio lontano da un luogo dove fisicamente e verbalmente le persone sono maltrattate e dove i loro bisogni primari sono azzerati.

È quindi necessario comprendere le cause profonde che hanno spinto la giovanissima mamma di Joseph a salire sul quel gommone, in autunno inoltrato, con il freddo e il mare grosso.

Azzurra Barbuto è stata attaccata e minacciata per la sua opinione e sul suo sito ribadisceSottoscrivo tutto, parola per parola, non una ma un milione e poi ancora un milione di volte, sebbene molti mi abbiano invitata a cancellare e ritirare quello che ho scritto. Mai lo farei poiché io sono convinta di ciò che ho digitato su Twitter. Ripeto questa ovvietà, per la quale sono stata posta al rogo: un genitore è responsabile del figlio che ha dato alla luce. Quando un padre o una madre carica un neonato, che non è in grado di autodeterminarsi, su un gommone pronto a dirigersi in alto mare, in pieno autunno, sfidando la sorte, sta mettendo in pericolo l’esistenza di quel figlio e non si può sostenere che lo faccia per salvargli la pelle o regalargli un futuro migliore. Questa presunzione non sgrava la genitrice delle sue responsabilità….”(Leggi l’articolo completo)

Su una cosa siamo d’accordo con la Dott.ssa Barbuto quando scrive  “… ficchiamoci tutti in testa che la verità non deve per forza essere bella. Anzi, quasi mai lo è.”

Cara Azzurra Barbuto, la verità è che abbiamo i principi internazionali, abbiamo la conoscenza, l’istruzione e gli esempi di pratiche promettenti, è ora che milioni di persone siano trattate con il rispetto, la cura e il sostegno che meritano, e la verità è che questo non accade.

Deve sapere che da un’altra parte del mondo le donne non sempre scelgono di diventare madri, deve sapere che le persone scappano anche da disastri naturali come inondazioni, uragani e terremoti.

Fattori come povertà, sfruttamento, guerra, conflitti politici e spirito di sopravvivenza inducono a tentare la salvezza  insomma.
Il massiccio afflusso di immigrati non riguarda solo la mamma di Joseph.
Questo è un fatto non un opinione.

Il 1° gennaio 2019 erano 21,8 milioni i cittadini di paesi terzi che risiedevano nell’UE, pari al 4,9% della popolazione dei 27 paesi membri. Nella stessa data erano invece 13,3 milioni i cittadini europei residenti in un paese membro diverso da quello di provenienza. Dall’inizio del 2020, circa 30.000 rifugiati sono arrivati ​​in Italia, tre volte di più nel periodo di confronto del 2019.

Cara Azzurra Barbuto, l’urlo disperato della madre di Joseph è l’urlo di tutte le madri che nonostante la paura del peggiore dei disastri hanno sperato e creduto, forse sbagliando, o forse no.

Tutte le madri del mondo, anche le peggiori e irresponsabili, avranno avvertito un pugno nello stomaco leggendo quanto da Lei scritto: “Piangere ed urlare dopo che la tragedia è avvenuta non serve a nulla. E anche fare vittimismo, come se l’evento fosse stato imprevisto e imprevedibile” 

Cosa? “…e anche fare vittimismo? ”
Ma anche no.
Questo fa malissimo! E non serve a nulla.
Fa male a tutte le mamme, ai buonisti e non, a tutte donne e agli uomini , fa malissimo anche a chi mamma non è, e non ha intenzione di avere figli e non possiede nessun senso materno.

La sua opinione, seppur urlata, merita rispetto certamente e la mamma di Joseph merita comprensione e parole gentili.

Termini come “buttato nel gommone” “hai perso tuo figlio perchè…” …e (la più terribile a nostro avviso) “vittimismo” provocano indignazione perchè le sue parole calpestano, schiaffeggiano, maltrattano, strattonano. Offendono insomma.

Lei si esprime come se il viaggio fosse stato una scelta strampalata e tra le varie “opzioni” questa madre irresponsabile ha scelto di rischiare le “loro” vite in mare in cerca di chissà quale sogno da realizzare.
Per me questo è fuori luogo, oltraggioso e di pessimo gusto. 

Le sue parole, ci consenta, non servono a nulla.

Sarebbe più opportuno moderare i termini ed esprimere le proprie opinioni con responsabilità e delicatezza, tenendo in considerazione anche le cause che hanno spinto questa mamma ad agire cosi.

Perchè, ha detto bene Lei ,”per salvarsi la vita ci si espone al pericolo concreto di perderla e addirittura di toglierla alla propria creatura” 

Quando non si può scegliere succede cosi.
E  anche quando si ha fame.
Quanto deve essere terribile.
Non riusciamo a smettere di pensarci.

 

 

 

 

 

 

Leave a reply