Casa di riposo “degli orrori” ad Aci Sant’Antonio (CT). Maltrattamenti con condotte reiterate ed abituali. Le registrazioni audio.

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Che schifo di persona, che schifo, educazione zero, ora la lascio sulla sedia tutta sporca di pipì, come i porci
Sospesi titolare e tre dipendenti: li denigravano, mortificavano ed insultavano abitualmente e nello specifico: “schifoso, sporco, più schifo di te non ce n’è, non mi rompere la…”; che schifo di persona, …” questo rivolto ad una persona di 100 anni  “… ignorante, maleducato, facchino ed uno schifo di persona”  

Avrebbero anche minacciato urlando a un’anziana di ” legarla, lasciarla piena di feci e di non lavarla”, causando il pianto disperato della donna. La Procura di Catania ha confermato che erano soliti “denigrare, mortificare e insultare abitualmente” gli anziani ospiti ( 30 persone a fronte di una capienza massima di 24)

Sono le foto, sequestrate dai carabinieri e scattate da una dipendente che hanno fatto scattare l’inchiesta della Procura di Catania. A conclusione delle indagini, eseguite tra marzo e giugno 2019, il Gip ha disposto il divieto di esercitare l’attività imprenditoriale per 12 mesi per Giovanni Pietro Marchese, 60 anni, amministratore unico della casa di riposo San Camillo di Aci Sant’Antonio, nel Catanese, e di esercitare la professione per nove mesi a tre dipendenti della struttura: Giovanna Giuseppina Coco, di 37 anni, e per le 41enni Rosaria Marianna Vasta e Alessandra Di Mauro.“

Maltrattamenti con condotte reiterate ed abituali“. Dagli accertamenti dei carabinieri è emerso come “il comportamento negligente da parte del titolare abbia consentito alle tre dipendenti di maltrattare i poveretti con condotte reiterate ed abituali“. Secondo l’accusa, le tre dipendenti non soltanto “non prestavano assistenza agli ospiti, anche a fronte delle loro ripetute richieste d’aiuto, ma in diverse occasioni li legavano ai tavoli o ai letti per non farli muovere, li lavavano con l’acqua fredda o, per punizione, non li cambiavano a seguito dell’espletamento dei loro bisogni fisiologici o li lasciavano nel letto con le lenzuola sporche”. Continua la procura “li lavavano con il sapone della lavatrice, deridendoli poi per il loro profumo di aloe vera e somministravano agli ospiti farmaci scaduti“.

Nel corso delle operazioni, i carabinieri del N.I.L. appuravano come all’interno della struttura oltre alle persone regolarmente assunte, risultavano svolgere attività lavorativa in nero undici dipendenti, tra le quali due delle odierne indagate e alcune di queste deferite in stato di libertà per aver percepito illecitamente il reddito di cittadinanza.

 

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