Come si vive dopo aver vinto 60 milioni di euro

Questo articolo è stato pubblicato da Frédéric Potet, Le Monde, Francia Tradotto da Andrea De Ritis il 3 luglio 2009 sul numero 802 di Internazionale.
0
56

È un venerdì sera dell’aprile del 2008. Sono passate da poco le undici, quando Gérard M. (non è il suo vero nome), 39 anni, impiegato in una piccola impresa della Francia orientale, torna a casa dopo aver festeggiato con gli amici il compleanno della moglie. I due figli sono già a letto. Lei ha deciso di rimanere fuori ancora un po’, tornerà più tardi. Vedendo il computer ancora acceso, Gérard decide di andare sul sito della Française des jeux per conoscere il risultato della lotteria europea Euro Millions. L’estrazione c’è stata qualche ora prima. Il biglietto, comprato il giorno precedente dal tabaccaio sotto casa, ha gli stessi numeri che compaiono sullo schermo. Gérard lì per lì non ci crede. O meglio, crede che un amico gli abbia fatto uno scherzo modificando la pagina del sito.

Ma si rende subito conto che è impossibile. Non si può modificare così un sito web e ancora meno quello della Française des jeux. Controlla di non essersi sbagliato. Dopo cinquanta verifiche non c’è più dubbio: è l’unico vincitore – in nove paesi europei – ad avere i numeri giusti. Ha vinto una cifra inimmaginabile: 58.367.682 euro. L’euforia, controllata fino ad allora, comincia a farsi sentire. Ma subito viene sostituita da una paura: quella di avere un attacco cardiaco. Gérard prende un pezzo di carta e ci scrive quattro parole: “Euro Millions, biglietto vincente”. Poi mette il foglio sul tavolo accanto al prezioso biglietto, in attesa dell’arrivo della moglie. Non si sa mai.

Quando Caroline rientra, due ore dopo, il marito non le lascia neanche il tempo di togliersi il cappotto. “Hai problemi di cuore?”, le chiede. “No”, risponde la donna. E Gérard le racconta tutto: il computer acceso, il biglietto vincente, la cifra. Ma Caroline non realizza cosa è successo, continua a parlare della festa, del bel regalo che ha ricevuto. Gérard alza la voce: “Ma ti rendi conto di quello che ci è capitato?”. Ormai è notte fonda e i due passeranno la notte in bianco, a chiedersi: “Come lo diciamo?”, “E se rapissero i bambini?”, “Che facciamo con tutti questi soldi?”.

Il giorno dopo. Di solito Gérard è una persona tranquilla. È alto, si veste in modo piuttosto anonimo, “minimalista” come dice la moglie, e molto riservato. Ma il giorno dopo, quando va a comprare il pane, lo blocca un’altra paura: “Essere investito da una macchina”. Appena tornato a casa, chiama la Française des jeux, che lo informa che servono delle verifiche e ci vorranno alcuni giorni. Nel frattempo la cosa più importante è nascondere il biglietto, che finisce alla pagina 100 del Codice da Vinci di Dan Brown. Il libro viene messo in alto, fuori dalla portata dei bambini. La Française des jeux gli ha consigliato di depositare il biglietto in una cassetta di sicurezza. Ma Gérard ha paura. Entrare in banca il giorno dopo l’estrazione potrebbe attirare dei sospetti. Abita in un piccolo centro, dove le notizie circolano in fretta. Quindi, prudenza.

Una volta messo al sicuro il denaro la cosa più urgente da fare è non fare nulla

“Chi è il milionario?”, titola il giornale locale che suo suocero gli sventola sotto gli occhi. È domenica, i genitori di Caroline sono venuti a pranzo. Gérard aspetta l’aperitivo per annunciare la notizia. Ma anche loro faticano a cogliere l’enormità della somma vinta: “Facevano confusione tra euro e franchi vecchi e nuovi. Così gli ho fatto un altro esempio: 58 milioni di euro equivalgono a quattromila anni di salario minimo a 1.200 euro al mese”. O un centinaio di vite passate a lavorare.

Otto giorni dopo. La Française des jeux ha terminato i controlli. È tutto regolare. Possono andare a ritirare il denaro. Nel treno che li porta a Parigi la mano destra di Gérard non lascia mai la tasca interna della giacca. Il biglietto vincente è lì, infilato in una piccola e anonima agendina. L’attesa angosciosa sta per finire. Alla stazione li attende una Peugeot 607 con autista, che li porta a un albergo a quattro stelle a due passi da place Vendôme. Cenano da Ledoyen vicino agli Champs Elysées. Poi vanno alla sede della lotteria, a Boulogne-Billancourt, dove Gérard si fa dare tre assegni da 19,45 milioni ognuno. La scelta di dividere la cifra in tre parti uguali è una sua idea per vedere quale banca gli darà più interessi. Almeno così pensa.

Dodici giorni dopo. Tornato a casa Gérard chiama la sua banca, a cui ha chiesto un mutuo una decina di anni fa per costruirsi la casa. L’accoglienza è piuttosto fredda. Impossibile ottenere un appuntamento con un responsabile senza specificare il motivo. Allora Gérard prende l’elenco del telefono e chiama una seconda banca, a caso. Qui ha più fortuna, gli danno l’appuntamento senza condizioni.

Quel pomeriggio, Bernard P., il direttore dell’agenzia capisce subito di che si tratta: “Ah, dunque è lei…”. Gérard gli chiede se può gestire una somma simile. “Io no, ma ho delle persone che possono farlo”, risponde il direttore. Il primo assegno da 19 milioni viene depositato su un conto speciale dopo un intoppo curioso: l’impiegata che deve registrare l’operazione non può inserire un numero di otto cifre perché nel modulo ci sono solo sei caselle per la cifra da versare. Una volta risolto questo piccolo dettaglio, la discussione riprende: “Immagino di essere il vostro principale cliente”, afferma Gérard.

“No, per diventarlo serve un secondo assegno”, sostiene il direttore.

Gérard esita. In realtà vorrebbe investire una parte della vincita all’estero per non pagare le tasse. Ma alla banca gli fanno capire che la cosa è complicata e troppo rischiosa da un punto di vista fiscale. Così decide di depositare tutto nello stesso posto. Bernard P. è molto soddisfatto: quei 58 milioni di euro equivalgono a due anni e mezzo di normale attività dell’agenzia. La somma è talmente insolita per un ufficio così piccolo, che interviene la Banca di Francia e chiede a Bernard P. se non ci sia un errore. Anche gli altri funzionari della banca si stupiscono dell’arrivo del secondo assegno: “Ma c’è già stato un versamento uguale una settimana prima!”, esclama il servizio centrale di gestione portafogli della banca a Parigi. Il discorso si ripete con il terzo assegno.

Maggio, giugno. Una volta messo al sicuro il denaro, la cosa più urgente è di non fare nulla. Non parlarne a nessuno. E mentire se necessario. Gérard è ossessionato dall’idea di mantenere l’anonimato.

Il problema è che vorrebbe smettere di lavorare. Piano piano nella sua mente comincia a delinearsi una strategia: continuare la sua attività ancora per sei mesi, poi dare le dimissioni dicendo di aver trovato un lavoro altrove. Dopo tutto quel tempo, chi penserà più al “misterioso vincitore” di Euro Millions?

Caroline, che è casalinga, non può prendere una baby-sitter né una donna delle pulizie, perché la cosa si saprebbe subito. Non bisogna neppure comprare niente di troppo vistoso. Solo qualcosa per “migliorare la vita di tutti i giorni”. Ogni tanto un piatto pronto in rosticceria, una bottiglia di vino da 15 euro. Anche un televisore più grande (mille euro), e un abbonamento alla tv satellitare. E non dimenticare, infine, di giocare alla lotteria nella stessa ricevitoria, per sviare la curiosità dei vicini.

Ma non dire nulla è un calvario. Prima dell’estate solo undici persone sono al corrente della vicenda: i parenti stretti e Isabelle, un’amica e collega di lavoro alla quale Gérard, non riuscendo più a mantenere il segreto, mostra le immagini scansionate dei suoi tre assegni. Un peso in meno.

Luglio. Il piano, però, fallisce. Gérard si dimette con due mesi di anticipo rispetto al progetto iniziale. “Sono crollato. Non sopportavo più il mio lavoro”. Con sua grande gioia nessuno al lavoro lo associa con il ricchissimo sconosciuto. Gli restano i tre mesi di preavviso. Tre mesi durante i quali continua a mentire e a rimanere sul vago di fronte alle domande dei colleghi che lo interrogano sul futuro.

“Questa fortuna incredibile è una specie di risarcimento per i momenti negativi della nostra vita”

Ma il problema principale è suo fratello, Alain, funzionario statale nella sua stessa città. Quando Gérard gli ha dato la notizia, Alain ha passato la notte su internet alla ricerca dei migliori investimenti. “Non l’ho fatto neanch’io, si comporta come se li avesse vinti lui”. Preoccupato di aiutare Alain a risolvere i suoi problemi finanziari, Gérard all’inizio aveva previsto di dargli 500mila euro. Non un euro “di più”, perché conosce bene suo fratello: “È un po’ pazzerello. Non voglio che spenda tutto comprandosi grosse macchine o lasciando il lavoro di punto in bianco. Non vorrei diventare complice di una grossa stupidaggine”. Alain trova meschina la somma promessa dal fratello. E glielo fa capire attraverso allusioni e frecciatine di vario genere. Così, dopo una lunga riflessione, Gérard decide di raddoppiare la somma, passando a un milione di euro.

Agosto. I tre consiglieri finanziari della banca mettono a punto il suo piano d’investimenti. La vincita viene divisa in tre parti: il 4,5 per cento è trasformato in liquidità; il 9,5 per cento in prodotti di capitalizzazione; il restante 76 per cento è trasformato in un’assicurazione sulla vita. Non è previsto l’acquisto di azioni: “Vedremo in seguito”. L’organizzazione del piano è senza rischi: frutta 150mila euro di interessi al mese. Ma è costoso: per il 2008 dovrà pagare un milione di euro di tasse.

Rimane il problema di cosa fare di tutto questo denaro, una cifra semplicemente impensabile solo cinque mesi prima, quando il reddito mensile della famiglia superava a malapena i tremila euro (sussidi familiari compresi).

Gérard si sente in colpa per aver vinto tutto questo denaro senza aver fatto nulla, una situazione abbastanza frequente tra i vincitori della lotteria. Ma la sua ossessione è “rimanere una persona normale”. Così non cambia quasi nulla nel suo stile di vita. Caroline invece si fa meno scrupoli, comincia a comprare gioielli, vestiti, cambia parrucchiere ogni quindici giorni, si iscrive a un istituto di bellezza. “Cose insignificanti rispetto a quello che abbiamo vinto”, dice Caroline, “ma qui siamo in campagna e non si può nascondere nulla. È come se non sapessimo come spendere, ci manca la fantasia”. La famiglia pensa ovviamente a comprarsi una seconda casa sulla Costa Azzurra, ma nel 2010 o 2011.

Vuole anche costruire una nuova casa, non lontano dalla loro, ma non prima di dieci anni. Grandi viaggi all’estero? Ci pensano, ovviamente. Gérard, però, ha paura dell’aereo.

Ma c’è un rimedio a tutto. Prendiamo per esempio lo status symbol per eccellenza: la macchina. Prima Gérard non se n’era mai interessato. Da anni i colleghi prendevano in giro la sua vecchia Ford Escort.

Ed ecco che, improvvisamente, Gérard fa la sua prima follia da milionario: un fuoristrada lungo sette metri, sei cilindri a V e 280 cavalli in leasing per 900 euro al mese (dopo aver versato un deposito cauzionale di 15mila euro). È anche diventato un appassionato lettore di Auto Plus e un fedele ascoltatore della trasmissione “Auto Moto”. “A volte non mi riconosco più”, confessa.

Settembre. L’incubo. A New York fallisce la banca Lehman Brothers, provocando un’ondata di panico senza precedenti sui mercati borsistici. È l’inizio di una crisi economica diversa dalle altre, che sta per arrivare in Europa. Per la preoccupazione, Gérard non dorme più. Immagina la catastrofe: la sua banca chiude e la sua ricchezza va in fumo. Si vede senza più nulla. Anche se Nicolas Sarkozy svela il suo piano anticrisi, che in caso di bancarotta prevede l’estensione delle garanzie statali al di là delle norme attuali (70mila euro) , la situazione per lui non cambia: “Io ho molto più di 70mila euro!”. Gérard chiama in continuazione il direttore della sua banca. Il direttore gli spiega che non c’è nessun pericolo, è tutto “al sicuro” e può dormire tra due guanciali.

Ottobre. Il suo preavviso per le dimissioni sta per scadere. L’ultimo giorno di lavoro Gérard invita quindici colleghi al ristorante per festeggiare l’evento. Ma deve far finta di niente quando durante il pranzo qualcuno scherza sul fatto che se lascia il lavoro deve aver vinto la lotteria. Al brindisi di addio gli regalano una quantità di fumetti (la sua passione) equivalente al suo peso e il caporeparto dice apertamente: “È la prima volta che faccio un regalo a un miliardario!”. Gérard fa finta di non capire. Lo stesso giorno consegna discretamente alla collega Isabelle un assegno di 40mila euro. Per semplice amicizia. La donna scoppia a piangere.

Arriva il finesettimana. Poi comincia una nuova vita. È il primo lunedì senza lavoro, Gérard lo passa con i figli (da portare a scuola), al computer (foto da sistemare), in giardino (foglie da raccogliere). S’iscrive in una palestra e spera di frequentarla con costanza. È giunto anche il momento di confrontarsi con gli interrogativi degli ultimi mesi: riuscirà a passare le sue giornate senza colleghi né amici con cui discutere? Come spiegare ai bambini – anche se sono piccoli – che il papà d’ora in poi rimarrà a casa tutto il giorno? Che dire ai vicini che sicuramente faranno domande? E come comportarsi con Caroline nella vita di tutti i giorni? “Hai paura di stare sempre tra i piedi. Ti sembra di essere un po’ come dei pensionati che litigano tutti i giorni”.

Gérard è immerso nei suoi pensieri quando verso le cinque del pomeriggio bussano alla porta. È un ex cognato di Caroline, che la donna non vede da almeno dieci anni. “Sono venuto per parlare con te”, gli dice prima di spiegare che ha saputo in un negozio del centro che Gérard ha vinto alla lotteria. La discussione termina in fretta e l’uomo riparte senza aver ottenuto nulla. La Française des jeux l’aveva avvisato: “Molte persone verranno a bussare alla sua porta”.

Natale. La strategia della smentita si è affinata. Quando gli chiedono se hanno vinto alla lotteria, Gérard e Caroline rispondono di sì. Ma non all’Euro Millions, solo al lotto “tradizionale” e “una somma modesta”, abbastanza per smettere di lavorare. Questa mezza verità allevia il loro senso di colpa: “Non ce la facevamo più a mentire continuamente”. Ma non è tutto risolto. La sera di capodanno li invita un cugino, una delle poche persone che sa la verità insieme alla moglie. Gérard e Caroline non arrivano a mani vuote: una cassa di champagne, un buono da cento euro da spendere in un salone di bellezza, dei videogiochi e altre cose. Ma in cambio ricevono solo ringraziamenti educati e sorrisi di circostanza. “Il meno che si possa dire è che non hanno fatto i salti di gioia. Ci siamo resi conto che si aspettavano di più”.

Per fortuna il fratello è stato ragionevole. Alain ha conservato il suo posto di lavoro riducendo l’orario e ha rinunciato a lanciarsi nel settore immobiliare o in qualche altra avventura azzardata. Di fronte a queste dimostrazioni di buona volontà, Gérard gli promette un altro milione di euro per i suoi 50 anni, nel 2014. In famiglia è tornata l’armonia. Natale passa in modo piuttosto piacevole e senza follie. I bambini ricevono dei regali “normali”: un robot, un costume da Zorro, dei puzzle. “Non vogliamo viziarli e farli diventare come i figli dei ricchi”, insistono i genitori. Caroline regala dei maglioni a Gérard. Ma lei non riceve nulla! “Non sapevo cosa regalarle”, si scusa il marito mortificato.

Gennaio. La fortuna. Ci sono alcune coincidenze che disturbano la coppia. Il 12 gennaio Gérard vince 8,40 euro al lotto. Anche nell’aprile precedente aveva vinto la stessa cifra. Più di recente, all’inizio di ottobre, un altro biglietto gli aveva fruttato dieci euro. Come spiegare tutte queste vincite? Che cos’ha fatto per avere una fortuna simile? Gérard non riesce a spiegarselo. Non crede in dio. E neppure nella magia dei numeri: la sua serie di numeri – che ha fatto di lui il quarto più grande vincitore della storia della lotteria in Francia – è stata completata casualmente dalla macchina della ricevitoria. Non ha nulla a che vedere con la data di nascita dei figli o quella del matrimonio che usa di solito.

Il caso? Probabile. Ma non solo. La coppia parla di un “giusto riequilibrio delle cose”. Da giovane Gérard ha perso un fratello e una sorella. Caroline invece ha avuto diversi aborti spontanei prima di dare alla luce il loro primo figlio. E uno dei figli soffre di problemi psicomotori. “Penso che questa fortuna incredibile sia una specie di risarcimento. Un cambiamento positivo in una vita che non ci ha risparmiato i momenti negativi”, dice la donna.

Per questo sono generosi con le persone che li hanno sostenuti nei momenti difficili. Suo fratello Alain e la collega Isabelle non sono gli unici ad avere ricevuto un assegno. Anche lo zio Jean-Pierre ne ha avuto uno: 20mila euro , “cioè quattro o cinque giorni di interessi per noi e un anno di stipendio per lui”. Jean-Pierre fa il cuoco in una mensa scolastica. Lui e sua moglie Catherine, operaia tessile, non riescono ad avere figli. Quattro fecondazioni in vitro non hanno avuto successo. La quinta non sarà rimborsata dallo stato. Anche Jean-Pierre piange quando riceve l’assegno.

Febbraio. Nuovo cambiamento di programma. In un primo tempo Gérard e Caroline pensavano di comprare una casa di villeggiatura nel sud della Francia ma non prima di due o tre anni. Ma a febbraio vanno a vederne alcune nella regione di Cannes. Tre settimane dopo firmano il compromesso per una casa in stile provenzale sulle colline di Mougins: quattro camere, piscina, mobili raffinati, 1.300 metri quadrati di terreno con vista sul mare. Strappano uno sconto di 150mila euro rispetto al prezzo iniziale di 1,45 milioni di euro. Probabilmente non è l’affare del secolo considerata la crisi del settore, ma non importa: “Quella casa ci piaceva. Non volevamo perderla per una questione di denaro. Per noi 200mila euro in più o in meno non facevano molta differenza”.

Prevedono di andarci tutte le estati. Sperano anche di poterci ospitare gli amici. Come i D., a cui ne hanno già parlato e che in un primo momento rifiutano. I D. sono gente modesta e la prospettiva di passare una settimana in un posto così lussuoso li “infastidisce”.

Alla fine si mettono d’accordo: verranno in cambio di un contributo, calcolato in funzione dell’imposta fondiaria e del consumo di elettricità durante il soggiorno. Gérard non ha trovato una soluzione migliore: “Sarebbe un peccato passare due mesi in una casa così bella senza vedere nessuno”.

Aprile. È passato un anno, ma Gérard non ha previsto festeggiamenti per il primo anniversario della sua vincita. Perché poi? L’ex impiegato si è calato nei panni di un nuovo ricco con una serenità sconcertante. L’anonimato? Rimane una priorità, ma meno ossessiva di prima. Il rifiuto delle apparenze? Gérard lo ammette: gli piace essere riconosciuto sul suo fuoristrada e guardare il riflesso del suo bolide nelle vetrine del centro.

I suoi scrupoli a condurre una vita lussuosa? A parte alcuni grandi acquisti, la coppia spende tra i quattro e i cinquemila euro al mese per i consumi quotidiani.

Gérard clicca sempre più spesso sui siti web della Ferrari e della Porsche. Pensa di giocare un po’ in borsa, di investire comprando uffici a Parigi, di comprare un lingotto d’oro – “la sua ossessione” – per “metterlo in mostra a casa”. A volte ha anche voglia di fare quello che non ha mai fatto da quel famoso giorno di aprile: scattare una foto alla tabaccheria dove ha fatto la giocata.

Sulla vetrina della ricevitoria c’è ancora la scritta: “Qui un giocatore ha vinto 58.367.681 euro”.

 

 

 


Questo articolo è stato pubblicato il 3 luglio 2009 sul numero 802 di Internazionale.

Comments are closed.