Speciale Corrispondenze: Il tempo trascorso durante il lockdown raccontato dai nostri lettori.

Il tempo trascorso in casa, durante lockdown, ti ha fatto venire voglia di avvicinarti alla vita in modo diverso? Questa esperienza ti ha dato la possibilità di fare un bilancio e prendere alcune soluzioni per il futuro? Se ti senti come se avessi imparato qualcosa su di te nelle ultime settimane condividi la tua esperienza con noi. Forse adesso vuoi trascorrere più tempo nella natura, prestare maggiore attenzione ai tuoi vicini, rivalutare la tua relazione, cambiare lavoro, essere più creativo, mantenere un migliore contatto con vecchi amici, spendere meno soldi (o di più) o preoccuparti di meno? Vivere in una situazione di blocco ha messo tutti a dura prova, ma potrebbe anche aver dato ad alcuni di noi, il tempo di fare il punto e capire cosa vogliamo veramente dalla vita. Forse, lontano dalla normalità abbiamo riflettuto su come vivevamo prima e abbiamo fatto nuovi piani per il futuro: scartare alcune vecchie abitudini e costruirne di nuove? Oppure no. Questo tempo sospeso è stata solo una sofferenza e non hai neanche voglia di parlarne? Le vostre esperienze.

Diego, 32 anni: Il covid mi ha insegnato che posso pranzare a casa invece che pagare per stare con colleghi che, anche se non per forza antipatici non sono miei amici….
Vi illustro la mia visione: chiedo scusa per il linguaggio a tratti inappropriato, ma forse tra le cose che sto imparando dal covid vi è anche esprimersi con linguaggio crudo e  pensiero libero. Sono un neo 32enne, analista finanziario per l’80% della vita e musicista per il 5%, il tempo complementare per raggiungere 100 in genere è perso per recuperare le forze perse durante le lunghe giornate lavorative. Il covid mi ha insegnato, tramite lo smart working che, che quando non ho voglia di fare un cazzo, non lo faccio (esattamente come in ufficio), cosi come quando ho voglia di fare mi dedico con attenzione e dedizione, forse con più efficienza che in ufficio perché nelle pause invece che fumare sigarette che mi accorciano la vita (ho smesso di fumare durante la pandemia) posso ascoltare una canzone dalle mie casse, stendere il bucato, mettere a posto la lavastoviglie o baciare il mio amore.  Il covid mi ha insegnato che, per portare avanti il mio lavoro – a tratti insignificante- posso spendere molto meno, posso pranzare a casa invece che pagare per stare con colleghi che, anche se non per forza antipatici non sono miei amici, posso farmi il caffè della moca senza andare al bar, posso mangiarmi delle ciligie invece che un tramezzino cotto e formaggio da 2 euro e 50.
Il covid mi ha anche ricordato come sia stupido passare gran parte della propria vita con persone con cui si condivide solamente il nome in alto a sinistra nella lettera di assunzione, invece di poterlo passare con chi ha veramente valore e forse mi sta anche insegnando che quando sono più libero sono anche più innovativo, con più voglia di fare ma soprattutto pensare, caratteristiche che dovrebbero essere fondamentali in un lavoro di intelletto ma che forse vengono troppo spesso spiegate dalla logica del DOVER marcire in ufficio fino al orario prefissato (qualunque esso sia) senza un reale obiettivo.
Insomma il covid mi ha ricordato che sono un disadattato, ma che forse questa volta, ha più senso lottare per la propria diversità.
Ciao,
Diego.

 

Giulia Argento, Agrigento: Sapete chi mi ha fatto enorme compagnia in questo periodo? Gli sbalzi d’umore, prepotenti e preponderanti, invadenti e imprescindibili. A voi, single in lettura, no?

 

CAMURRIA, LA PANDEMIA. E se non si conosce il significato di camurria, rigorosamente con l’accento sulla i, allora consiglio la lettura delle opere del maestro Andrea Camilleri. Ma, nell’attesa, abbiamo già troppi dolori per lasciarvi anche col dubbio sul significato del termine: camurria è la versione siciliana e indubbiamente più poetica e pregna del significato intrinseco dell’italico che palle. Che, però, non fa rima con pandemia. Io lo adotterei, fossi in voi.
Considerato che di virologi, epidemiologi, politici, strateghi, statisti, sceriffi, complottisti, scienziati (più o meno accreditati) è pieno il web, io oggi vorrei parlare con voi delle piccole rogne quotidiane che la quarantena ci ha appioppato e, se ce la faccio, mi piacerebbe anche strapparvi un sorriso. Quanti single? Io alzo la mano. QUARANTENA – SINGLE EDITION  
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Fausto Spina, 27 anni,: Alla fine i miei pensieri sparsi si intrecciano intorno a un’unica risoluzione: anche quando tutto sarà finito, penso, io non torno indietro…

 

Io non sono stato benissimo ma ho conosciuto i miei vicini e ho scoperto che sono  simpatici. Ho potuto dormire fino a tardi senza sentirmi in colpa per aver sprecato un intero giorno a letto e ho potuto godermi  lunghi silenzi disteso al sole. Ho rispettato le regole e ho imparato ad apprezzare quello che ho. La mia intelligenza e la capacità di trasformare un brutto momento in un tempo per la riflessione. Senza perdermi sui social. Ho parlato profondamente con la ia compagna bloccata a Bergamo per lavoro.

 


 

Lorenza, 39 anni: Io ho scritto una lettera a mio marito,  alcolizzato e  in prigione da due anni.

La parte più difficile è la solitudine. Spetta a me cercare di educare i nostri figli e gestire le nostre finanze in diminuzione: durante il lockdown ho scritto la lettera che avrei  sempre voluto scrivere. Non abbiamo usato la parola alcolista fino a cinque anni fa, quando ho ammesso  di aver bisogno di aiuto. Sono stata sulle montagne russe, con brevi periodi sobri che si sono rapidamente trasformati in una vita dettata dall’alcol. I fattori scatenanti sembrano essere ovunque: una brutta giornata al lavoro, una pausa dal lavoro, una mia assenza, un drink con gli amici. La sua personalità cambiava all’istante. La parte più difficile adesso è la solitudine. Durante il blocco,  organizzanso i nostri acquisti per cibo, tenendo il passo con le faccende domestiche ho trovato il tempo per riflettere e scrivere la lettera con quello che ho sempre voluto digli. Non so perché siamo stati insieme. Pura testardaggine da parte mia, credo. Oggi mi sento meglio e il lockdown mi ha spinto a guardarmi profondamente allo specchio.

 


 

 

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