Dal paziente zero al pezzente zero

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Mi chiamo Mario, un numero tra milioni di persone attualmente senza lavoro e senza liquidità economica e rischio di collassare del tutto, mentre il Paese attende l’ennesimo decreto. Il Paese dei de-cretini, questo siamo diventati.

Due mesi di lockdown e di chiusura quasi totale dell’Italia delle professioni, delle piccole e medie imprese, degli autonomi, dei lavoratori a giornata, per capire quanto siamo soli.
Due mesi che hanno prosciugato le risorse e in molti casi vanificato anni di sacrifici e sogni, mettendo in discussione per tanti anche la semplice sopravvivenza quotidiana.
Due mesi in cui ci siamo resi conto di quanto sia sempre e soltanto il lavoratore pubblico ad essere davvero tutelato.
Due mesi in cui abbiamo prima percepito e poi constatato, quanta distanza ci sia tra la politica e il “Paese reale”.
Due mesi in cui abbiamo rinunciato alla nostra libertà e ai nostri diritti.
Due mesi in cui abbiamo visto morire migliaia di persone.
Due mesi in cui virologi, consulenti e scienziati hanno detto tutto e il contrario di tutto.
Due mesi in cui nessuno è stato in grado di fornirci gli strumenti per “proteggerci”.
Due mesi in cui abbiamo pagato la mascherina “obbligatoria” anche 30 euro e nessuno è intervenuto.
Due mesi in cui abbiamo atteso che arrivassero la cassa integrazione o i 600 euro di elemosina statale, ma che ahinoi, solo i più fortunati hanno ricevuto.
Due mesi in cui abbiamo sperato che l’Italia copiasse i provvedimenti dalla Germania o dagli altri grandi paesi dell’occidente avanzato.
Due mesi in cui i nostri politici devono ancora ricopiare in bella copia le promesse al futuro e i verbi al gerundio che ci hanno elencato.
Due mesi in cui abbiamo assistito a una retorica paternalista di Stato che ci ha solo convinti ad andare via di casa.
Due mesi in cui manifestare le proprie idee, rispettando le distanze e indossando le mascherine comprate con i nostri soldi, è diventato un gesto sovversivo.
Due mesi in cui abbiamo ascoltato leader politici che chiedevano alle banche atti d’amore.
Due mesi in cui le banche, anaffettive come sempre, ci hanno subissati di chiamate per pagare i nostri debiti.

Due mesi in cui abbiamo continuato a ricevere bollette, rate da pagare, accumulando debiti che non sappiamo come estinguere.
Due mesi in cui abbiamo imparato a cavarcela da soli, ad aiutarci l’un l’altro un po’ di più.
Due mesi di arresti domiciliari volontari e di boss mafiosi che ai domiciliari ci sono andati per determinazioni politiche.
Due mesi di pandemia che in molti casi ci ha sdegnati rilasciando un insopportabile olezzo di campagna elettorale e di affari.
Due mesi di elicotteri che inseguono bagnanti solitari come fossero latitanti e di sindaci sceriffi che minacciano i cittadini.
Due mesi in cui i nostri politici si sono accorti che esistono i lavoratori in nero.
Due mesi in cui nessuno fa niente per i lavoratori in nero.
Due mesi in cui la politica ha capito che il capolarato esiste da decenni ed è il momento di intervenire.

Due mesi di parole.
Due mesi di pacche sulle spalle in diretta Facebook.
Due mesi di notti insonni perché il 27 lo stipendio a noi non arriva.
Due mesi di “già nei prossimi giorni arriveranno i soldi”.
Due mesi di “chiediamo scusa per il ritardo” se i soldi non sono ancora arrivati.
Due mesi in cui sono aumentati i suicidi a causa della crisi economica.

Due mesi in cui ci hanno raccontato dati della cui veridicità ormai dubitiamo.
Due mesi di arcobaleni e di andrà tutto bene.

Due mesi di conti in rosso e paure.
Due mesi, durante i quali siamo passati dalla ricerca del paziente zero, a quella del pezzente zero.

L’impressione è che non sia andato tutto bene e che il futuro sia, al momento, un argomento che è meglio non affrontare per non precipitare ancora di più nella netta convinzione che, anche questa volta, se non annegheremo, sarà solo ed esclusivamente merito nostro.

Speriamo di essere abbastanza forti e che chi può, nel proprio piccolo, tenda la mano a chi è in difficoltà e ha perso tutto.

Siamo un grande popolo, con un grande cuore. Da questa esperienza devastante dobbiamo però imparare ad esprimere il meglio di noi anche quando andremo a votare perché chi eleggeremo sia degno di noi e all’altezza del ruolo che gli affidiamo. Anche perché lo stipendio che noi cittadini gli garantiamo è di tutto rispetto e il 27 del mese arriva sempre puntualmente. Anche durante le pandemie e i lockdown. 

 

Mario V. (Milano)

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