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Bambini dimenticati in auto, casi in aumento. Sottile il confine tra errore e crimine - Livepress | Ultime notizie

Bambini dimenticati in auto, casi in aumento. Sottile il confine tra errore e crimine

Le storie drammatiche raccontate da  Gene Weingarten, giornalista del Washington Post, in un famoso articolo che vinse il Pulitzer
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Qual è il confine tra l’errore umano e il crimine? Come si può stabilire una responsabilità specifica se non si tiene conto di alcune variabili quali, per esempio, la salute mentale, lo stress o altri aspetti legati alla gestione della memoria? Parliamo di storie drammatiche, raccontate dal giornalista del Washington Post, Gene Weingarten, con protagonisti genitori che dimenticano i loro bambini in macchina, vicende di cronaca che, purtroppo, non manifestano segnali di flessione, almeno secondo le ultime statistiche.

Il giornalista americano, nel suo articolo, racconta molte vicende di questo genere: dal diligente uomo d’affari e padre coscienzioso, Miles Harrison che, afflitto da problemi di lavoro, impegnato a a parlare al cellulare per risolvere questioni urgenti di affari, dimentica di lasciare il figlio all’asilo nido e lo ritrova morto soffocato, dopo essere stato per nove ore legato al seggiolino in un parcheggio nel caldo torrido di luglio, ad altre storie simili che, secondo le statistiche, riguardano tutte le classi sociali; un fenomeno trasversale che coinvolge laureati e analfabeti, soldati, ecclesiastici protestanti, poliziotti e avvocati.

Ricordiamo che l’articolo di Gene Weingarten (vincitore del premio Pulitzer), senza volere stabilire colpe a priori per nessuno, cerca di comprendere le cause di questi terribili episodi, verificarne la meccanica, cercare di coglierne le analogie all’interno di una casistica sempre più ampia.

Tra i diversi esperti da lui ascoltati è interessante ricordare l’intervento di David Diamond, docente di fisiologia molecolare alla University of South Florida di Tampa, il quale spiega cosa succede dal punto di vista della meccanica neuronale: “La memoria è una macchina, e non è infallibile. La nostra mente cosciente decide la priorità delle cose in base all’importanza, ma a livello cellulare la memoria non funziona così. Se sei capace di dimenticare il tuo telefono, sei potenzialmente capace di dimenticare tuo figlio”.

La meccanica dei fatti differisce da caso a caso, ma vi sono elementi comuni a partire dal momento in cui il genitore si rende conto della gravità del fatto, attraverso una telefonata o una improvvisa reminiscenza della memoria, o ancora grazie alla telefonata del coniuge, di un collega o di un amico.

Tante storie diverse ma uguali per lo stupefacente dolore che producono ai protagonisti. Per non parlare della complessità delle vicende processuali, al limite tra il dolore della famiglia e la necessità di individuare una precisa responsabilità. Un gioco di variabili impazzite che, volta per volta, serve a stabilire le colpe e le condanne, oppure valutare le possibili attenuanti derivate dall’assenza di attenzione e, in generale, dalla dispersione di una società il cui protagonista, il genere umano, sempre appartenere sempre di più alla famosa definizione di “razza dell’uomo sfuggente”,

 

https://www.ilpost.it/2013/06/21/bambini-dimenticati-macchina/3/

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