E’ ufficiale: la Gran Bretagna non fa più parte dell’Unione europea.

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Dal 1 febbraio 2020 il Regno Unito non farà più parte dell’Unione europea.

“Questo è il momento in cui sorge l’alba e si alza il sipario su un nuovo atto nel nostro grande dramma nazionale”, ha dichiarato il primo ministro Boris Johnson, in un discorso alla nazione  che ha anche pubblicato sul suo account Twitter.
La Brexit, ha detto, è stata un’occasione per “diffondere speranza e opportunità in ogni parte del Regno Unito”

Il discorso di Johnson

Stanotte lasciamo l’Ue: per molte persone è un momento di meravigliosa speranza“. Così Boris Johnson, aprendo il suo discorso alla nazione nella notte che ha segnato lo storico divorzio di Londra, non senza ricordare tuttavia come molti altri avvertano invece “un senso di ansietà e di smarrimento”. “L’Unione Europea, nonostante tutti i suoi punti di forza e le ammirevoli qualità, è evoluta negli ultimi 50 anni verso una direzione che non si addice più”  “Io so che avremo successo, per quanti ostacoli ci possano essere sulla strada. Abbiamo obbedito alla volontà del popolo. Ora è tempo di scatenare tutto il potenziale di questo splendido Paese, di rendere la vita migliore in ogni angolo del nostro Regno Unito“.

Tutti gli espatriati già registrati come residenti fino al 30 giugno 2021 manterranno gli attuali diritti nei rispettivi Paesi di accoglienza. Le cose cambieranno  per gli ingressi successivi, con lo stop alla libertà di movimento nel 2021 : per entrare nel Regno Unito servirà il passaporto e non basterà più la carta d’identità.

Per i lavoratori stranieri, anche italiani quindi, che lavorano nel Regno Unito non dovrebbe cambiare molto. Dopo le accese polemiche delle ultime settimane, le autorità britanniche hanno confermato che non ci saranno “espulsioni”. In ogni caso, è stata istituita un’apposita piattaforma online, Settlement Scheme, a cui i lavoratori stranieri sono tenuti ad iscriversi per mantenere il diritto ad acquisire il permesso di residenza.

Ad oggi, circa l’80% delle richieste di residenza, provvisoria o permanente, per vivere e lavorare in Inghilterra hanno già ottenuto il via libera.  Più complesso il discorso per chi intende trasferirsi a lavorare in Gran Bretagna. Mentre la legge inglese non prevede limiti a chi guadagna almeno 30mila euro l’anno, è probabile che diventerà più complicato l’ingresso per la manodopera non specializzata.

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