Elezioni regionali. Vince il centrosinistra in Emilia, trionfo del centrodestra in Calabria. Debacle dei 5 stelle

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Uno stop a Salvini, il pd che torna primo partito e la debacle dei 5 stelle, che non riescono a frenare l’emorragia di consensi. Questo in sintesi il responso delle urne per le regionali in Emilia Romagna  e Calabria.

Stefano Bonaccini in Emilia Romagna – forte anche del risultato della sua lista- ha vinto con il 51,5 per cento contro la candidata della Lega, Lucia Borgonzoni che, non a caso, ha preso meno voti dei partiti che la sostenevano e si è fermata al 43,7.

La scelta del candidato di centrosinistra di puntare sulle forze fuori dai partiti ha sicuramente pagato. Cosi come ha pagato il ruolo del movimento delle sardine che sono riuscite a compattare un elettorato che era stato intercettato dalla Lega, spostando quindi verso il candidato Bonaccini il voto di opinione.

Un dato sicuramente interessante, anche rispetto alle Europee, è la significativa affluenza (quasi il 68 per cento), segno che l’elettorato si è compattato per frenare l’ascesa della Lega. Probabilmente Salvini e il suo movimento hanno sbagliato strategia di comunicazione. Puntare su slogan come “liberiamo l’Emilia Romagna” difficilmente poteva pagare, tenuto conto che parliamo di una regione in cui il reddito pro capite e mediamente alto e i servizi sono particolarmente efficienti. L’elettorato ha percepito una forzatura che non è stata gradita. Cosi come è stato un errore tattico quello di puntare il dito sulla vicenda di Bibbiano (la cui gravità e veridicità prescinde dall’uso politico che ne potevano fare entrambe le parti in campo). Salvini non ha colto la specificità dell’elettore emiliano romagnolo, ben diverso da quello lombardo o veneto. Non a caso Bonaccini ha risposto a sua volta con uno slogan molto significativo: “noi siamo l’Emilia Romagna”.

Certamente l’avanzata della Lega continua ma non riesce a consolidarsi, la barriera non è stata sormontata.

Significativa la sconfitta del candidato 5 stelle, Simone Benini, che prende solo il 3,5 per cento: solo due anni fa, alle politiche, in Emilia Romagna i 5 stelle avevano fatto segnare il 27, 5. C’è da dire che nel risultato pentastellato ha giocato il ruolo il mancato apparentamento con altre liste e la debolezza cronica del movimento in occasione delle amministrative.

Altra musica in Calabria, dove il centrodestra stravince con la candidata Jole Santelli che batte con oltre 55% il candidato del centrosinistra Pippo Callipo. Primo partito è però il PD, seguito da Forza Italia e Lega.

La Calabria passa quindi da un governo di centrosinistra – che ha molto deluso le aspettative – a un governo di centrodestra con una candidata indicata da Forza Italia. Se consideriamo che la soglia di sbarramento per la conquista dei seggi è dell’8 per cento, il movimento 5 stelle e Calabria Civica rischiano di restare senza una propria rappresentanza nel consiglio regionale.

Le elezioni in Calabria, come d’altronde in Emilia Romagna, segnalano un preciso fenomeno: il ritorno al bipolarismo perfetto, dopo il fallimento dei 5 stelle che anche qui hanno deluso le aspettative. Il centrodestra quindi si conferma unica alternativa valida, per gli elettori calabresi, al governo uscente.

Non è facile prevedere quali scenari apriranno queste elezioni per il governo nazionale. Sicuramente, a prescindere dalle diverse dichiarazioni di esponenti politici delle diverse formazioni, all’interno del Movimento 5 stelle si dovrà avviare una seria riflessione sull’efficacia della propria azione politica. Un sano esame di coscienza per un movimento che, in tempi non lontani, aveva intercettato la necessità di un cambiamento per il nostro Paese.

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