George Floyd non è morto né per asfissia né per strangolamento? La verità l’abbiamo già vista, in diretta.

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Fabio Anselmo, l’avvocato delle famiglie Cucchi, Magherini, e Aldrovandi  commenta l’uccisione di George Floyd, l’uomo soffocato in diretta da un agente che, durante l’arresto a Minneapolis, in Usa, gli ha messo un ginocchio sul collo, come mostra chiaramente un video girato dai passanti, e le similitudini con alcuni casi italiani sono tante. Queste morti sono tutte uguali legati tra di loro da una violenza inaudita, da un inconcepibile e inaccettabile abuso di potere.

Le immagini di Floyd ucciso a Minneapolis hanno fatto il giro del mondo. L’umiliazione, il soffocamento, poi la morte, l’indifferenza “agghiacciante” del poliziotto che, con le mani in tasca, ha barbaramente ignorato le disperate richieste di aiuto dell’uomo provocandone la morte, in diretta.  

Non sono riuscito a guardarlo tutto. Fino alla fine. Avevo già visto molte altre volte immagini terribilmente analoghe. Anche peggiori. Ho provato un nodo allo stomaco. Un vero e proprio pugno. Ho pensato subito a Guido Magherini, il padre di Riccardo, ho preso il telefono e l’ho chiamato. È stata quasi una telefonata muta. Non avevamo bisogno di molte parole. La nostra società ha un disperato bisogno di realizzare il principio costituzionale per cui la legge deve essere uguale per tutti secondo un criterio di responsabilità. Quando si sbaglia si deve essere chiamati  a far fronte alle responsabilità degli errori commessi, in sede giudiziaria.  Quando ci sono di mezzo gli operatori delle forze dell’ordine sembra di toccare un terreno sacro. Ma loro, come anche i magistrati, sono esseri umani e possono sbagliare. Credo sia dovere della Giustizia sanzionare questi comportamenti perché altrimenti non cesseranno mai di accadere, qui come in America: una immobilizzazione fatta in quel modo, ai limiti della legittimità dell’intervento, è inammissibile. Nel manuale del comportamento della Polizia nell’esecuzione del fermo e nelle varie circolari, queste manovre sono ben conosciute come estremamente pericolose. Ma continuano. E la Giustizia spesso si volta dall’altra parte.

Vuol sapere qual è la differenza tra quanto accaduto a Minneapolis e a Firenze? L’indignazione da parte dell’opinione pubblica che qui noi non c’è” –  conclude Anselmo.

George Floyd non è morto né per asfissia né per strangolamento.  E’ quanto emerso dai risultati preliminari dell’autopsia condotta sul corpo dell’uomo. Che soffriva di ipertensione arteriosa e problemi coronarici. Secondo quanto si legge nel referto, “gli effetti combinati dell’essere bloccato dalla polizia, le sue preesistenti condizioni di salute e potenziali sostanze tossiche hanno contribuito alla sua morte”. Come quando hanno tentato di  farci credere che quella di Stefano Cucchi fu una “morte improvvisa ed inaspettata per epilessia e che questa fosse l’ipotesi  più “dotata di maggiore forza ed attendibilità” adottata dai periti nominati dal gip Elvira Tamburelli nell’ambito dell’inchiesta bis avviata per accertare la natura, l’entità e l’effettiva portata delle lesioni patite da Stefano Cucchi.

Ma la famiglia di George Floyd non intende accettare queste conclusioni. E chiede un’autopsia indipendente e si è rivolta al medico legale Michael Baden perché conduca una seconda autopsia.

“La famiglia non si fida di nulla che arriva dal Dipartimento di polizia di Minneapolis – ha detto il legale Ben Crump. – La verità l’abbiamo già vista”.
Il video della morte di Floyd è la mortificazione della giustizia e del senso di umanità.

“Vi prego, non riesco a respirare”
“Mi fa male lo stomaco”
“Mi fa male il collo”
“Mi uccideranno”.

Le ultime parole di George Floyd

 

 

 

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