Gli italiani insegnano la solidarietà allo Stato. Senza gli aiuti dei privati, sarebbe già guerra sociale.

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Che siamo un grande Paese lo sappiamo già. Ma chi ci governa è alla nostra altezza? Se hanno difficoltà perchè non copiare dai tedeschi, farsi spiegare come si fa? Non c’è più tempo.

Mentre le conferenze stampa e gli annunci in politichese agiscono sull’opinione pubblica come armi di distrazione di massa, il Paese “reale” tanto citato ed evidentemente poco conosciuto dai nostri governanti, affonda. Un mese di quarantena, del restiamo casa e degli abbracci rinviati a tempi migliori, ma nessun sostegno concreto è intervenuto per arginare la crisi economica epocale che si è abbattuta su milioni di famiglie italiane, oggi alla fame, con centinaia di euro di debiti tra bollette che continuano ad arrivare, affitti che vengono sollecitati, mutui che le banche esigono, finanziarie che non smettono di telefonare e molto altro. “Le spese continuano ad essere quelle di sempre, le entrate no. – ci racconta Augusto, operaio, padre di 4 figli – A poco serve qualche sacchetto di spesa distribuito a poche famiglie, le esigenze sono altre e sono gravose, ma questi sono fatti nostri. Evidentemente.”

E mentre gli Italiani guardano con invidia i vicini tedeschi, che in dieci giorni si sono ritrovati liquidità sul proprio conto corrente da parte di uno Stato capace ed efficiente, capace di infondere sicurezza e serenità alle famiglie e alle imprese in difficoltà, attendiamo decisioni e date che non arrivano, sorbendoci inutili quanto irritanti discussioni sul quanto siamo forti e in grado di ripartire.

“Grazie per la pacca sulla spalla, ma ci serve altro” – scrive un commerciante sul suo profilo twitter – “Ci sembra di ascoltare inutili parole di statisti Disney, che regnano su Paperopoli”

E così, come spesso accade in Italia, la solidarietà immediata e la concretezza arrivano dalle azioni dei privati, dai grandi imprenditori agli influencer, dalle associazioni di volontariato presenti sui territori ai singoli individui.

La famiglia Della Valle ha donato 5 milioni di euro da destinare ai familiari del personale sanitario che ha perso la vita nella lotta al Covid-19; Edison ha deciso di sostenere con una donazione di 1,5 milioni di euro la costruzione del nuovo ospedale di Fiera Milano; Findus ha donato 1 milione allo Spallanzani e ancora la Fondazione Carrefour, Muller Italia e Despar hanno stanziato 500mila euro a testa per gli ospedali; Brondi, Lg Electronics, Cimbali, Zegna, Philips Foundation, Microsoft Italia, Global Solar Fund, Decathlon, McDonald’s Italia, Napisan, Pirelli, Amadori, Zoppas, Ferrero, Rana, Campari, Esselunga, De Longhi alcuni dei tanti colossi nel campo alimentare e tecnologico che hanno contribuito, a vario titolo, nel dare supporto sia alle terapie intensive che alle famiglie in difficoltà con cospicue donazioni di milioni di euro.

Ma anche il settore della moda non è stato a guardare.

La famiglia Benetton ha donato 3 milioni di euro per permettere a quattro strutture ospedaliere, lo Spallanzani, il Sacco di Milano, Ca’ Fornello di Treviso e il Gemelli di Roma, di poter far fronte alle necessità più urgenti; Bulgari ha acquistato per dipartimento di ricerca dello Spallanzani un microscopio 3D, fondamentale per la lotta al virus; Dolce&Gabbana hanno finanziato uno studio di ricerca affidato al professor Mantovani (Humanitas) per comprendere come il sistema immunitario reagisca al covid19; Giorgio Armani è stato praticamente il primo tra i colossi della moda a compiere un gesto di solidarietà con una donazione di un milione e duecentomila euro per gli ospedali Sacco, San Raffaele, Spallanzani e per la Protezione Civile; Moncler ha donato 10 milioni di euro per sostenere la creazione dell’ospedale nato all’interno dell’ex Fiera di Milano, che com’è noto, ha dato la possibilità di ottenere 400 nuovi posti di terapia intensiva; Prada, Recarlo, Sergio Rossi, Trussardi, hanno donato o avviato raccolte fondi, devolvendo i ricavati delle vendite on line, a favore della realizzazione di ulteriori nuovi posti di T.I. e acquisto di ventilatori polmonari, mentre Kering  ha stanziato 2 milioni per alcune strutture ospedaliere in Veneto, Toscana, Lazio e Lombardia.

Ricordiamoli questi nomi.

Tra le iniziative che hanno riscosso maggiore clamore mediatico – e questa volta non per “merito” della coppia più influencer d’Italia – c’è la raccolta fondi lanciata dai coniugi Fedez/Ferragni che con una campagna crowdfunding sono riusciti a raccogliere ad oggi più di 4 milioni di euro. La coppia ha di suo donato 100mila euro, ma è stata duramente attaccata dal Codacons e dal suo presidente Carlo Rienzi, che non ha avuto remore nel polemizzare inutilmente su presunte questioni burocratiche, chiarite immediatamente dai Ferragnez.

Anche a livello locale la solidarietà si è mossa in modo capillare e sempre grazie alla generosità dei privati.

Le associazioni di volontariato stanno facendo un lavoro straordinario, cercando di sopperire alle mancanze degli enti locali e dello Stato. C’è chi compra i farmaci per gli anziani che non possono uscire o che non hanno i mezzi necessari, interi quartieri hanno adottato le famiglie bisognose portando loro generi di prima necessità, la pratica della “spesa sospesa” si è diffusa in modo capillare. A Palermo l’Associazione “AssoFante”, composta da militari e volontari ha organizzato e coordinato senza sosta attività a favore dei più bisognosi, dalla Comunità “Missione Speranza e Carità” del missionario laico Biagio Conte con la fornitura di generi alimentari e di igiene personale, con la consegna di materiali di prima necessità a famiglie disagiate e oggi con la distribuzione di uova di Pasqua alle comunità che accolgono famiglie con difficoltà molto serie.

Piccoli gesti, che in momenti come questo diventano immensi.

“Passando in rassegna le tante iniziative che, dai colossi ai singoli cittadini, hanno accompagnato e tenuto per mano il nostro Paese in questo lungo mese, ad essere assente è solo lo Stato che ha continuato a trattare tutti come degli estranei, facendoci sentire, spesso, come degli accattoni che vogliono vivere di sussidi e aiuti pubblici” dichiara Manuela, cassiera part time di un bar in provincia di Enna – “Mi sento umiliata, mortificata e terribilmente impotente.”

Ricordiamo anche questo.
Senza i contributi dei privati, tante cose non si sarebbero potute realizzare, tanta gente non avrebbe potuto neppure “respirare”. Letteralmente.

E dopo le “rassicurazioni” sul Mes, eurobond e l’Europa delle trattative infinite – “ma che adesso ci ascolta”-, restiamo qui in attesa della prossima conferenza stampa, in cui ci verrà ricordato che siamo un grande Paese.

Scusateci, ma questo orgoglio non riesce a sfamare le bocche di tante famiglie che in queste settimane, in questi giorni, sentono i morsi allo stomaco.

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