il 25 Marzo: Dantedì, il giorno dedicato a Dante Alighieri

L'Italia festeggia il "Padre della lingua italiana" nel 2021 celebrerà il 700 ° anniversario della morte del poeta e filosofo medievale Dante Alighieri, noto come il Padre della lingua italiana, con un programma di eventi commemorativi nel 2021.
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Nato a Firenze nel 1265, Dante scriveva i suoi versi in volgare, optando per il dialetto toscano in un’epoca in cui la poesia era generalmente composta in latino, nel senso che veniva letta solo dai lettori più colti.

Quella del 25 marzo non è una data scelta a caso perché, secondo gli studiosi, sarebbe la data d’inizio del viaggio nell’aldilà della Divina Commedia. Il primo canto dell’Inferno infatti dovrebbe collocarsi nella notte tra giovedì 24 e venerdì 25 marzo del 1300, anno in cui Dante Alighieri aveva 35 anni. “Nel mezzo del cammin di nostra vita” ci indica l’età del poeta, 35 anni, perché secondo il Salmo XC.10, “I giorni dei nostri anni arrivano a settant’anni e per i più forti a ottanta”. Se si considera perciò che l’età media di un uomo è di circa settant’anni, la metà di questa cade proprio a 35.

Per l’occasione Firenze, l’Italia e il mondo intero, ricorderanno il genio toscano con un fitto calendario di iniziative, anche online. Tra le numerose iniziative di questi giorni ci sono laboratori di realtà virtuale, videogiochi, app sulla geografia dantesca, maratone di declamazioni, versi in rap, endecasillabi cantati in coro.

Ma un giornale tedesco attacca Dante:«Voleva solo giudicare e condannare». Inoltre sarebbe «anni luce dietro a Shakespeare»

Il giornale è il  Frankfurter Rundschau, in una analisi fatta dal suo fondatore e traduttore Arno Widmann sulla Divina Commedia. Tra le critiche più aspre nei confronti dell’autore fiorentino, il «piacere di giudicare e condannare» a detta del giornalista. «L’amoralità di Shakespeare, la sua descrizione di ciò che è, ci sembra anni luce più moderna dello sforzo di Dante di avere un’opinione su tutto, di trascinare tutto davanti al giudizio della sua morale. Tutta questa gigantesca opera è lì solo per permettere al poeta di anticipare il Giudizio Universale, di fare il lavoro di Dio» nel separare i buoni dai cattivi.

Secondo l’autore dell’articolo, l’Italia avrebbe ben poco da festeggiare, poiché a sua detta Alighieri era «anni luce dietro a Shakespeare» e non avrebbe molto a che vedere con la nascita della lingua italiana. Widmann asserisce che l’Italia elogia Alighieri «perché ha portato la lingua alle altezze della grande letteratura: si è costruito la lingua per la sua opera e da questa lingua è nata la lingua dei suoi lettori e poi dell’Italia». Secondo il giornalista tedesco, questa sarebbe la versione, a suo parere erronea, che veniva data agli studenti italiani di 60 anni fa. Come poeta lirico, prosegue Widmann, Alighieri sarebbe stato preceduto dai trovatori di Provenza, ergo «la prima lirica in madrelingua italiana fu scritta in provenzale».

Nell’articolo tedesco Dante viene fatto passare anche per plagiatore: la stessa Divina Commedia infatti sarebbe ispirata a un poema arabo. E le smentite di tutti gli esperti dantisti nell’arco dei decenni sarebbe solo «orgoglio ferito»: Dante, secondo Widmann, «potrebbe aver sognato, col suo viaggio cristiano nell’Aldilà, di fare un colpaccio ai danni del poema arabo». Critiche che vengono da un Paese come la Germania che, scrive ancora Repubblica, conserva ancora una disomogeneità linguista e ortografica (con continue riforme della lingua): insomma sono i tedeschi che, anziché attaccare uno come Dante, avrebbero dovuto sperare di averne uno tutto loro.

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