In Sicilia un giovane sottoposto a TSO perché ha osato esprimere le proprie idee.

Sembra un racconto ambientato negli anni più bui di Cuba o in Cina, o per restare a casa nostra ai tempi di Peppino Impastato. Invece accade tutto a Ravanusa, dove un ragazzo subisce un TSO per aver contestato le norme anti Covid19 e il sistema. Solo il silenzio su questa vicenda sarebbe roba da matti.
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Per giorni Dario Musso, un giovane rapper di Ravanusa, cittadina in provincia di Agrigento, è stato sottoposto alla misura all’interno di una struttura ospedaliera. Mani e piedi legati, catetere, sedativi, flebo, imboccato per mangiare, stordito dai farmaci che gli impediscono di parlare.

Gli è stato inibito il contatto con i familiari che per giorni non sono stati neppure informati dell’accaduto e delle circostanze né delle sue condizioni di salute.

Ma facciamo un passo indietro per comprendere meglio cosa sia accaduto il 2 maggio scorso.

Dario Musso esce con la sua auto. Ha con sé un megafono che utilizza spesso per forme pacifiche di protesta, puntualmente riprese e pubblicate sul web. Questa volta, però, ci sono delle conseguenze inaspettate.

Dario col suo megafono, sempre all’interno dell’auto, grida il suo dissenso, afferma che in atto non ci sia alcuna pandemia e invita i suoi concittadini a ribellarsi e a non credere a ciò che viene raccontato da esperti e politici (https://www.youtube.com/watch?v=y2dAifsH_gs). Un comportamento che si può condividere o meno, così come i contenuti espressi dal giovane e le modalità.

Avviene però qualcosa di molto grave, inquietante.

L’auto del giovane viene circondata dalle forze dell’ordine. Dario resta in macchina, ma ad un certo punto, forse convinto che vogliano arrestarlo, sta per scendere. Non fa in tempo perché il finestrino lato passeggero viene sfondato e lui trascinato fuori. Dario non reagisce.

In un video amatoriale girato da qualcuno da un balcone vicino, si possono vedere tutte le fasi dell’azione. Appena sceso dall’auto il giovane viene circondato dai carabinieri e a pochi metri di distanza 3 uomini in camice bianco osservano. Ad un certo punto il ragazzo viene scaraventato sull’asfalto, faccia a terra, uno dei camici bianchi si avvicina, si china su di lui mentre le forze dell’ordine lo immobilizzano.

Scopriremo poi che gli è stata somministrata un’iniezione con un potente sedativo. Da quel momento si perdono le tracce di Dario. Il giovane viene sottoposto a un TSO (trattamento sanitario obbligatorio) firmato dal sindaco, come da prassi in casi estremamente gravi.

Proviamo a capire meglio cosa è successo nelle varie fasi.

Il primo elemento che determina nel sindaco la convinzione che Dario sia pericoloso, risale a qualche settimana fa quando il ragazzo, fermato a un posto di blocco per i controlli Covid, alla richiesta di farsi identificare brucia la propria carta di identità in diretta Facebook manifestando il proprio dissenso con toni sopra le righe. (https://www.youtube.com/watch?v=Q5PEy0ZRq6Q)

Il secondo episodio che viene raccontato dal fratello Lillo, riguarda un’altra manifestazione di dissenso di Dario che, armato di megafono e da una camerina, esprime libere opinioni in piazza, invitando i suoi concittadini ad aprire gli occhi e a ribellarsi al sistema.

Il terzo episodio riguarda un video effettuato da Dario. In questa occasione si rivolge al sindaco Carmelo D’Angelo con dei toni a tratti pesanti, arrivando al punto di offendere la moglie, sempre in merito alla sua posizione rispetto alla pandemia e alla situazione in atto. E proprio in seguito a questo video il fratello e la famiglia hanno preso le distanze dalle dichiarazioni e dalle offese espresse dal loro congiunto, scusandosi con il sindaco e la sua famiglia.

Questi sarebbero i “precedenti” che avrebbero indotto il sindaco ad emettere il provvedimento di trattamento sanitario obbligatorio.

L’articolo 32 della Costituzione al secondo comma dice che:

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

La legge deroga soltanto nel caso in cui una persona si trovi in una condizione di alterazione psichica tale da determinare un pericolo per sé e per gli altri. In questo caso è possibile individuare una soluzione che su base volontaria – se la persona lo accetta – o altrimenti in modo coatto, sottoporre l’individuo alle cure mediche che, solo in casi estremi possono determinare un TSO.

Nello specifico, la legge 833 del 1970 al comma 33 recita:

Norme per gli accertamenti ed i trattamenti sanitari volontari e obbligatori.

Gli accertamenti ed i trattamenti sanitari sono di norma volontari. Nei casi di cui alla presente legge e in quelli espressamente previsti da leggi dello Stato possono essere disposti dall’autorità sanitaria accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori, secondo l’articolo 32 della Costituzione, nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura. Gli accertamenti ed i trattamenti sanitari obbligatori sono disposti con provvedimento del sindaco nella sua qualità di autorità sanitaria, su proposta motivata di un medico. Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori sono attuati dai presidi e servizi sanitari pubblici territoriali e, ove, necessiti la degenza, nelle strutture ospedaliere pubbliche o convenzionate. Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori di cui ai precedenti commi devono essere accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato. L’unità sanitaria locale opera per ridurre il ricorso ai suddetti trattamenti sanitari obbligatori, sviluppando le iniziative di prevenzione e di educazione sanitaria ed i rapporti organici tra servizi e comunità. Nel corso del trattamento sanitario obbligatorio, l’infermo ha diritto di comunicare con chi ritenga opportuno. Chiunque può rivolgere al sindaco richiesta di revoca o di modifica del provvedimento con il quale è stato disposto o prolungato il trattamento sanitario obbligatorio. Sulle richieste di revoca o di modifica il sindaco decide entro dieci giorni. I provvedimenti di revoca o di modifica sono adottati con lo stesso procedimento del provvedimento revocato o modificato.

Vediamo quali sono i passaggi necessari per un TSO.

Il sindaco può emettere il provvedimento di TSO, in deroga alla legge costituzionale, attraverso un’ordinanza motivata. La motivazione è un elemento fondamentale e necessario. Sembrerebbe che sull’ordinanza emanata dal sindaco di Ravanusa nei confronti di Dario Musso, la motivazione manchi.

Su proposta di un medico, viene proposto il TSO; la proposta del primo medico viene convalidata da un secondo medico, a quel punto la palla passa al sindaco che può emanare l’ordinanza (secondo quanto manifestato dal fratello di Dario, l’ordinanza non sarebbe stata pubblicata sull’albo pretorio, impedendo di fatto alla famiglia di potersi difendere).

A questo punto entra in campo il giudice tutelare che entro 48 ore deve decidere se convalidare o meno il provvedimento.

Nel caso di Dario, formalmente la procedura è stata rispettata perché esiste il parere firmato da due medici che però, secondo quanto asserisce il fratello, non hanno mai visitato il ragazzo e sembrerebbe non lo conoscano neanche.

Il sindaco, non era presente sul luogo e quindi non ha avuto modo di constatare personalmente lo stato dei fatti. Una gestione che potremmo definire superficiale, data la delicatezza dell’atto che si stava compiendo.

Il fratello riesce a sentire Dario dopo giorni di insistenze, di fatto è stato impedito alla famiglia di comunicare con lui. Potete ascoltare qui la registrazione delle diverse telefonate (durate giorni) con le quali l’avvocato Musso ha tentato di avere notizie dall’Ospedale di Canicattì: https://www.youtube.com/watch?v=U8SHhrNhLc4&feature=share&fbclid=IwAR0drHOzNPOrMldK801TPzgFimfD-kjhldkD0SRki8-GcIe1o4vNoN0jGTs

Dario oggi è a casa. E’ stato dimesso il 9 maggio dall’ospedale. La sua famiglia è stretta intorno a lui a proteggerlo. A parlare in questi giorni è il fratello, Lillo Musso, avvocato. E’ proprio dalle sue parole che siamo riusciti a comprendere meglio quali siano le condizioni psicofisiche del ragazzo e come intendano procedere dal punto di vista legale. Lillo è un fiume in piena e non ci sta a far passare sotto traccia quanto accaduto, vuole che tutti sappiano e che Dario abbia giustizia, così come tutti loro. I familiari non hanno ricevuto la cartella clinica, non sanno quali farmaci gli siano stati somministrati.

 

Sono diverse le insinuazioni fatte circolare in queste ore sul conto del giovane, ma non esiste alcun referto medico che possa attestare una presunta instabilità mentale, come qualcuno vorrebbe lasciar intendere. Sicuramente Dario ha una personalità forte, ribelle, se pensa qualcosa, se ha delle convinzioni, non sta zitto, le esprime senza nascondersi con dei toni che possono non essere accettati, ma che non rappresentano un pericolo per la società e neppure per se stesso.

Tutta la vicenda nel suo complesso è di una gravità inaudita e certamente dovranno essere accertate le responsabilità dei singoli attori e chi ha sbagliato dovrà risponderne in tribunale.

Restano forti dubbi sulle reali motivazioni che hanno determinato questa decisione, Lillo Musso racconta della inimicizia profonda con il sindaco di Ravanusa, con il quale si è più volte sfidato e scontrato politicamente per correre alla carica di primo cittadino. Ma ci sarebbe in atto una vera e propria battaglia legale tra i due per varie vicende, che certamente spinge i malpensanti a ritenere che dietro questa storia potrebbe esserci una probabile ritorsione legata ad altro.

Speriamo ovviamente che non sia così e che le voci vengano smentite al più presto da fatti provati e ben definiti, così come siamo fiduciosi che il sindaco saprà chiarire ogni aspetto della vicenda, raccontando le motivazioni che lo hanno indotto a determinare un provvedimento così abnorme e quali fossero i pericoli imminenti che ha individuato e che potevano essere evitati solo in questo modo.

Quelle stesse motivazioni che avremmo voluto leggere sull’ordinanza ma in cui, purtroppo, mancano.

Tutta la redazione di Livepress è vicina a Dario e alla sua famiglia per un gesto che riteniamo pericoloso e di una violenza inaudita.

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