Incendi in Sicilia e business del fotovoltaico? Ipotesi embrionale, titolo ingannevole. Vi spieghiamo il perchè.

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Il 31 luglio in un articolo firmato da Claudio Reale, giornalista di Repubblica, dal titolo “Dietro l’emergenza incendi in Sicilia spunta l’ombra del business fotovoltaico” che parla “dell’ipotesi — ancora allo stato embrionale, e dunque tutta da verificare — che una parte dei roghi che da giovedì hanno devastato l’Isola provenga da chi può avere interessi nel settore del fotovoltaico. “

Il giornalista scrive nel sottotitolo: “Non solo i soliti sospetti su mafia, speculazione edilizia, allevatori, forestali precari: dalle indagini della commissione regionale Antimafia emerge una nuova pista“.

Non è una fake news, sembrerebbe più un caso di click-baiting ( titolo acchiappa click) perchè solo l’utente che legge per intero l’articolo si renderà conto che si fa riferimento al lavoro che la Commissione Antimafia sta svolgendo per capire ed individuare chi ha interesse a creare così tanta devastazione. Gli incendi stanno cambiando il volto dell’isola.

“Le ipotesi in campo sono davvero tante”.
Tra queste nell’Ennese come nel Nisseno “i terreni percorsi dal fuoco diventano inutilizzabili, e dunque più facili da acquisire”

“Non ha senso associare al fotovoltaico gli incendi, sia perché si tratta di eventi che purtroppo ogni anno colpiscono le nostre terre, sia perché in Italia è in vigore la legge nazionale 353/2000 (art. 10) secondo la quale un terreno che ha subìto un incendio non può per ben 15 anni, e direi anche giustamente, essere usato per uno scopo diverso da quello precedente l’incendio.” replica con una nota ufficiale il Presidente dell’associazione che rappresenta l’intera filiera del fotovoltaico italiano, Italia Solare. Paolo Rocco Viscontini  nel rispetto del diritto di replica ha chiesto al direttore di Repubblica, Dott. Maurizio Molinari , di pubblicare un chiarimento al titolo dell’articolo “In quanto operatori onesti ci sentiamo molto offesi da accuse così infamanti nonché infondate. Ai lettori che si limiteranno a leggere il titolo, o al massimo le prime righe della notizia, rimarrà loro in mente un sospetto sull’intero settore fotovoltaico, sebbene non confermato da alcuna evidenza”

È fuorviante perchè la verità è che nei “motivi c’è di tutto:  dalla vecchia accusa rivolta agli stessi forestali al sospetto sugli allevatori, dalla criminalità organizzata agli speculatori edilizi, le ipotesi in campo sono davvero tante.

Per il presidente di Legambiente Sicilia, Gianfranco Zanna questa accusa è una sciocchezza. Intervistato dall’agenzia AGI commenta che  il parallelismo roghi-fotovoltaico “fa perdere il nodo della questione: in questa regione gli incendi cominciano da anni a maggio e la macchina organizzativa si mette in moto, quando va bene, a giugno, e personale anziano. Invece di parlare di questo, si va a guardare al fotovoltaico, contro le fonti rinnovabili”.

Le attività di prevenzione messe in campo dalle istituzioni procedono con tempi troppo lunghi e il personale scarseggia.
Tutti gli incendi sono avvenuti contemporaneamente, rendendo così impossibile l’intervento in tutti i luoghi.

Considerando che la legge vieta di cambiare destinazione d’uso alle aree incendiate per almeno 15 anni e che i numeri dimostrano l’ampia  disponibilità di terreni disponibili non si capisce perché il fotovoltaico sia stato intercettato come probabile causa dell’emergenza incendi in Sicilia.

 

 

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