La felice tristezza di “Al blu mi muovo” il nuovo album di Fabio Cinti, tra morbidezza acustica ed eleganti aperture orchestrali.

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Ascoltando il nuovo album di Fabio Cinti, “Al blu mi muovo” (Private stanze), viene da pensare all’heure bleue, quella particolare condizione della luce solare naturale che si verifica, al tramonto o all’alba, in situazione di crepuscolo, quando il sole è sotto l’orizzonte.  L’ora blu è quel momento magico in cui luce e buio si incontrano e rimangono sospesi in una sorta di sublime incertezza venata di malinconia.

Il settimo album del musicista laziale, già premio Tenco per il rifacimento del classico di Battiato “La voce del padrone”, si caratterizza per una maggiore omogeneità nella ricerca di suoni e parole che gli consentono di varcare il rigore dei suoi riferimenti. Basti ascoltare i synth morbidi che fanno da base a “Giorni tutti uguali” o l’elegia di “Tra gli alberi combatto”, brano che ritroviamo in sintonia con un classico battistiano come “Anima latina”.

“Al blu mi muovo” è un progetto discografico in controtendenza rispetto ai modelli estetici e musicali dominanti nel nostro Paese; l’autore evoca la poetica della malinconia, della sublime tristezza come espressione più ampia della felicità, un apparente ossimoro che mette assieme una gamma di sentimenti apparentemente poco conciliabili. Oggi sono pochi gli autori di canzoni che perseguono la cifra della mèlancolie come strumento per evolversi, per modellarsi sempre di più come cantori che devono misurarsi con l’efficacia basica del Pop, della sua esigenza di rendere immediate e sintetiche espressioni che richiederebbero aperture sinfoniche degne di una suite.

Un disco elegante, volutamente fuori dal gioco delle mode, fragile e forte allo stesso tempo, in cui si giustappongono diverse idee narrative che rivelano la necessità di cogliere i dati del reale per istanti di memoria, per sprazzi emotivi che si perdono in una serena contemplazione del reale.  “Ma che cos’è questa distanza/ gli sguardi incattiviti nei caffè/dalle temperature mai precisamente adatte a te, cosi Cinti canta in “Amore occasionale”, quasi un piccolo trattato dello smarrimento in se stessi e del ritrovamento nell’altro come parte di sè, quasi l’esito di un processo di spersonalizzazione attiva reso con una potenza lirica che sfiora le drammaturgie di Natsume Soseki.

Tutto l’album è caratterizzato da un mood in cui il tessuto sonoro acustico dialoga con aperture orchestrali di rara finezza, entro cui si poggiano soavi e taglienti le liriche di un musicista e autore che, caso unico in Italia, ha assunto, attualizzandola, l’eredità di cantautori come Sergio Endrigo o per allargarsi al giro internazionale, l’estetica della fine cara a “Pink Moon” dell’indimenticabile Nick Drake.

https://www.youtube.com/watch?v=79WoLSDs-bs video singolo “tra gli alberi combatto”

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