La socialità ai tempi del coronavirus

Al posto delle piazze e dei luoghi tradizionali di ritrovo ci sono le “agorà virtuali” in cui si esercita il rito dello stare insieme...
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In tempi di corona virus le parole d’ordine, nel mondo del lavoro e delle relazioni sociali, si chiamano “smart working”, “flash mob”, “didattica a distanza”. Non si tratta ovviamente di pratiche inedite né tantomeno di nuovi modelli di interazione sociale, ma è innegabile che in questo tempo di quarantene obbligate, di auto isolamenti più o meno volontari, le nostre esistenze si sono ulteriormente virtualizzate e quindi sprofondate ancora di più nel circo massimo dei social media, diventati gli unici spazi di aggregazione che possono derogare da decreti e ordinanze più o meno restrittive. Al posto delle piazze e dei luoghi tradizionali di ritrovo ci sono le “agorà virtuali” in cui si esercita il rito dello stare insieme, dove ciascuno esorcizza la paura attraverso i post, le foto, i video, in una continua manipolazione e post produzione delle nostre vite che, volta per volta, puo’ attingere alle tavolozze dell’ironia, della disperazione, del sarcasmo compiaciuto. Si rivelano anche nuove creatività, modalità eccentriche di empatia collettiva. Ciascuno, insomma, trova il proprio linguaggio e persino una inedita cifra stilistica per rappresentarlo. Il Covid 19, come ogni pestilenza che si rispetti, rivela sempre un’anima democratica, una sorta di “livella sociale” – in questo caso social – che mette insieme alto e basso, l’imprenditore famoso e il travet sconosciuto, la diva televisiva e il commerciante al dettaglio, tutti uniti dalla paura e dalla scoperta della propria vulnerabilità.

Con la matematica e i social network si può fermare il coronavirus, arrivare a mapparlo e, possibilmente, sconfiggerlo. Il New York Times ha raccontato quello che da anni sta cercando di fare Alessandro Vespignani, docente di informatica e fisica alla Northeastern University di Boston dove dirige il Network Science Institute e con il suo team collabora attivamente con L’Organizzazione Mondiale della Sanita. Romano, classe 1965, Vespignani da anni lavora all’applicazione di metodi computazionali per la predizione delle diffusione delle epidemia e dei fenomeni di contagio sociale.

Se adesso è il coronavirus il “male assoluto” da sconfiggere, prima era stata “Ebola” a mettere sull’allerta lo scienziato e la sua squadra. Oggi il team di Vespignani è collegato a un supercomputer e, grazie ad algoritmi e simulazioni, sta cercando di prevedere le prossime mosse del Covid 19.

Il Corona Virus risveglia nuove solidarietà: sono tanti gli imprenditori, gli uomini di spettacolo, le banche e le fondazioni, che hanno deciso di devolvere risorse a sostegno delle strutture sanitarie e delle associazioni che si occupano di coloro che vivono ai margini della società.  Paura del naufragio? Presa di coscienza della caducità della nostra condizione umana? Non lo sappiamo. L’unica cosa che sappiamo è che vicende epocali come questa rivelano la natura degli uomini, il loro carattere, il modo in cui sia nel privato che nel pubblico siamo in grado di gestire le proprie paure per trasformarle in nuove opportunità.

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