La storia di Muhammed Sanneh, orfano del Gambia adottato da una famiglia siciliana

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Muhammed Sanneh era orfano quando nel 2015 lasciò il Gambia all’età di 16 anni per cercare di trovare un modo per sostenere i suoi due fratelli più piccoli. Vivevano tutti con sua nonna nella città settentrionale di Basse Santa Su, dove la vita era una lotta.

Sei anni dopo un difficile viaggio dal Gambia e dopo essere stato salvato nel Mediterraneo,  il giovane migrante vive in Sicilia, dove parla correntemente l’italiano e dove è stato assistito e adottato da una famiglia locale. Finito in un campo di accoglienza ad Agrigento sono state le sue due sorelle adottive a insistere con i loro genitori affinché lo adottassero.

I suoi genitori adottivi italiani sono Antonio e Giusella Ferraro – gestori di quel centro per minori migranti – vivono nel comune di Favara, nel sud dell’isola e dicono che Muhammed Sanneh è il figlio che avevano sempre voluto ma che non hanno mai avuto. Muhammed è stato adottato attraverso un processo in Italia noto come “affidamento” in base al quale un minorenne viene collocato nella famiglia o nella casa di un caregiver certificato dal governo o di un genitore affidatario. Alcuni italiani negli ultimi anni hanno utilizzato questo processo per favorire formalmente alcune delle migliaia di minori non accompagnati in arrivo da paesi come Nigeria, Mali, Gambia e Senegal.

Diventato parte integrante dell’affiatata famiglia Ferraro, il mese scorso, il giovane, che preferisce prendere il soprannome d’infanzia di Lexy, ha fatto il viaggio inverso con la madre adottiva Giusella Ferraro, questa volta in aereo, per presentarla alla sua famiglia gambiana che oggi vivono a Serekunda, il più grande centro urbano del Gambia – e cosi lui e  sua madre adottiva Giusella hanno passato del tempo con loro.

La storia di Lexy, nonostante le esperienze traumatiche che ha vissuto, ha un lieto fine a differenza di molti giovani migranti africani che cercano di arrivare in Europa. In Sicilia ha imparato la lingua italiana, parla anche il dialetto locale Favara – che riempie di orgoglio la madre adottiva – e lavora in una farmacia della città, un lavoro che ama e che gli ha permesso di sostenere finanziariamente la sua famiglia in Gambia .

Lexy racconta alla BBC che la sua nuova famiglia rispetta la sua fede islamica, celebrano con lui la festa musulmana di Eid. Anche durante il mese di digiuno del Ramadan, sua madre Giusella si alza verso le tre del mattino per cucinargli il sahari, il pasto prima dell’alba. E per rispetto, non servono più carne di maiale in casa.

Ora Lexy è in grado di inviare del denaro per aiutare la sua famiglia gambiana e spera che ciò impedirà loro di seguire le sue orme.

Non vuole che nessuno viva i terrori del suo viaggio di nove mesi: a piedi attraverso il deserto del Nord Africa fino alla Libia, travolta dalla guerra civile e dove ha sentito per la prima volta degli spari e ha assistito a orribili pestaggi di migranti da parte dei trafficanti. Ma è la tortuosa traversata del mare che lo perseguita ancora, al punto che trova difficile descriverlo. Una piccola, sudicia barchetta appesantita da persone terrorizzate e vomitanti per ore e ore in mezzo a una distesa di acqua agitata.

Potresti darmi 1 milione di dollari e io non lo rifarei“, ha detto Lexy.

Oggi Lexy lavora in una farmacia a Favara, un lavoro che ama. Non ha intenzione di dirigersi verso il nord Europa, l’aspirazione di molti immigrati africani. Invece dice che il suo futuro è con la sua nuova famiglia e gli amici in Sicilia, nel mantenere la secolare tradizione dell’isola di essere un crocevia di culture.

 

 

 

 

Fonte: BBC 
Autore:Ismail Einashe
Foto KATE STANWORTH 

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