Le statue dello ‘scandalo’ in Vaticano. Le accuse dei tradizionalisti e la missione del Papa

Papa Francesco si è scusato a nome di Roma per il maltrattamento delle statuette, che sono state recuperate dalla polizia del Tevere. Ma il conservatore teologo , il cardinale Gerhard Müller, ha difeso il vandalismo dicendo: "Il grande errore è stato quello di portare gli idoli in chiesa, non di farli uscire". I critici più accaniti, non per la prima volta, hanno etichettato il pontefice come "primo papa post-cristiano".
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Intorno a cinque statuine di matrice “pagana” che raffigurano il concetto di fertilità, si è consumata l’ennesima disputa tra l’ala tradizionalista della chiesa e la parte che, volendo semplificare le cose, si potrebbe definire “progressista” o se volete post-conciliare.  Questo secolare conflitto contraddice il senso originario del termine “Cattolico” che, semanticamente, allude a qualcosa di universale, una visione quindi che comprende tutti gli aspetti della vita e della natura. Le statuine, definite come immagini di Pachamama (mater tellus, madre terra) rappresentano una donna nuda inginocchiata in meditazione, e sono apparse in un servizio di preghiera con il Papa nei giardini del Vaticano, poco prima che iniziasse il Sinodo dei vescovi per l’Amazzonia. La reazione dei conservatori cattolici non si è fatta attendere, con tutto l’armamentario di accuse di idolatria di “idoli pagani”, di cui ne hanno denunciato un presunto uso improprio. Le statue di repliche esposte in una chiesa romana sono state rubate e gettate nel Tevere e successivamente recuperate dalla polizia; ma i vandali hanno trovato un loro sostenitore nella figura del Cardinale Gerhard  Müller che ha dichiarato come “il grande errore fosse stato quello di portare gli idoli in chiesa, non di farli uscire”. Addirittura, nel loro fervore tradizionalista, i militanti hanno accusato il pontefice, che si è scusato per il maltrattamento delle statuette, di essere il primo “Papa post-cristiano”.

La storia della chiesa cattolica è caratterizzata dalla capacità di tradurre in modo originale e unitario pratiche cultuali e modalità provenienti da differenti Paesi e culture (basti pensare al continente sudamericano, tanto per fare un esempio). E questo in nome di un principio di universalità che, sempre più spesso, viene tradotto dai seguaci del radicalismo tradizionalista come una forma di ingerenza se non di “imperialismo”. Le immagini della donna in preghiera, lungi dall’essere di matrice pagana (nel senso più deteriore) in realtà sono una figurazione simbolica della sacralità della vita implicita nel concetto di maternità.

Papa Francesco, dall’inizio del suo mandato, si è trovato costretto più di una volta a contrapporsi all’ala più passatista della Chiesa. La sua difesa dei migranti, dei diritti dei rifugiati, le sue scelte “anticonformiste” in sintonia con le battaglie politiche per i diritti dell’uomo che si combattono ogni giorno in ogni parte del globo, lo hanno reso sempre più inviso all’area tradizionalista che, in diverse occasioni, lo ha accusato persino di volere trasformare la massima istituzione cattolica in una sorta di succursale spirituale dell’ONU.

In attesa che le statue ritornino in bella mostra in Vaticano, possiamo solo augurarci che si trovi una sintesi più equilibrata tra le ragioni “teologiche” (purtroppo sempre più adiacenti a movimenti xenofobi e reazionari) e la mission (consentiteci il termine) umana della chiesa, sempre più attenta ai bisogni degli ultimi, di coloro che non trovano cuori e menti aperte ad accogliere i loro bisogni.

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