Il mondo dell’arte è green. Tanti gli esempi di pratiche ecologiche

Nessuno vuole più un pianeta usa e getta. In prima fila, oltre agli attivisti come Greta e Felix, ci sono molti artisti. Con le loro opere ci fanno riflettere.
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La pratica ecologica ha radici antiche. Cosi come i movimenti e le singole personalità (del mondo artistico e politico, ma non solo) che, molto prima che arrivasse la svedese Greta Thunberg, si sono distinte per il loro impegno finalizzato a tutelare la natura. Addirittura, come nel caso della comunità utopistica di “Monte Verità”, la base culturale era un sistema che metteva assieme spiritualità e natura: non solo ecologia quindi, ma anche uno stile di vita.

Per non parlare di Felix Finkbeiner, che alla tenera età di 9 anni creò il movimento “Plant for the planet”, con il significativo risultato che, dal 2007 ad oggi, sono state effettuate 15 miliardi di piantumazioni in tutto il mondo.

Ma adesso il traguardo è arrivare a mille miliardi.
L’ecologia è un tema che coinvolge fortemente l’opinione pubblica e la politica, ma attiene anche alla coscienza religiosa.

L’arte ha sempre precorso i tempi, anche in materia di sensibilità green. Nel 1982, a Kassel, l’artista concettuale tedesco Joseph Beuys, nell’ambito di “Documenta” (un prestigioso festival internazionale di arte contemporanea) promuove la piantumazione di 7 querce, atto che diventa una sorta di provocazione in un momento storico decisamente prematuro.

Cosi l’americano James Turrell, che ha fatto dello spazio e della luce il principio di ogni suo progetto, per 45 anni ha lavorato al Roden Crater, un vulcano spento in Arizona che ha trasformato in un osservatorio celeste e che presto sarà aperto al pubblico.
Sono diverse le espressioni dell’arte e della cultura contemporanea che si ispirano al mondo green: dall’italiano Giuliano Mauri (1938/2009), definito il “tessitore del bosco”, che lavora intrecciando rami (sua la bellissima gotica Cattedrale Vegetale), all’inglese Nick Laessing, artista-scienziato, che esplora nuovi sistemi di produzione energetica.

Un altro esempio di arte green è costituito dal PAV-Parco d’Arte Vivente di Torino, creato dal noto artista Piero Gilardi e nelle cui opere di “natura morta”, tutte le forme sono realizzate in poliuretano. Samakalik. Eart Democracy and Women Liberation, è il significativo titolo della mostra dell’indiana Navjot Altaf (al PAV dal 3/11 al 16/02/2020) che verte sullo sfruttamento delle risorse e delle popolazioni: protezione dell’ambiente coincide con ecofemminismo.
Anche i musei si stanno adeguando al nuovo trend, che attira pubblici nuovi e partecipativi. Alla Royal Academy la mostra Eco-Visionaries (dal 23/11 al 23/02/20), che interroga artisti, architetti e designer di fama internazionale sulle principali eco-crisi del pianeta, allo scopo di cercare soluzioni sostenibili. Tra le ricerche più interessanti, quella dello studio Unknown Field sull’estrazione intensiva del litio (tra Bolivia e deserto cileno dell’Atacama), minerale leader nella tecnologia.

Alla Tate Modern, grande successo della retrospettiva di Olafur Eliasson, che investiga il tema dell’energia pulita e dello scioglimento dei ghiacci. Una problematica che contraddistingue da anni anche la pratica artistica del duo Lucy+Jorge Orta che, nel 2007, durante la loro spedizione nell’Antartico, piantarono la loro famosa bandiera multicolore. L’Oceano – con il suo orrido continente di plastica galleggiante – è il grande malato.

Ce l’ha ricordato anche Joan Jonas in questa Biennale di Venezia nel progetto promosso dalla TBA21. Nessuno vuole più un pianeta “usa e getta”. Però, nei prossimi dieci anni, la produzione di plastica aumenterà del 40% (dati Greenpeace), mentre in un anno, il cestino che messo in acqua risucchia oggetti galleggianti, brevettato dalla start-up Seabin Project, ne ha raccolti 117.647.

Una goccia nel mare ridotto a immondezzaio. Ma per fortuna, per riconciliarci con la Natura, ci viene incontro questa mostra di arte contemporanea al Méca di Bordeaux, su Narciso e il fiorire dei mondi: il fiore rappresenta i tre quarti della biodiversità vegetale.

(nella foto: Green Man, 2004, collection Frac Nouvelle-Aquitaine MÉCA, © Lois Weinberger, photo J. C. Garcia)

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