La gentilezza dei Thailandesi dovrebbe essere patrimonio dell’umanità.

La loro delicatezza, generosità e cultura dell’accoglienza sono un valore eccezionale sul piano antropologico.
Siamo a koh Maphrao (Coconut Island), un luogo selvaggio e da sogno: Island Escape by Burasari, un complesso lussuoso di camere, ville private e resort a 5 stelle immerso nella giungla con accesso diretto alla spiaggia, e una vista mozzafiato. Un fascino genuino e selvaggio, lontano dall’atmosfera festaiola che troviamo a Phuket.
Qui incontriamo Lily Udomkunntum, Managing Director Burasari Group – leader nelle pratiche commerciali sostenibili e rispettose dell’ambiente – crede che la crescita e la stabilità nel business possano essere raggiunte pur soddisfacendo le esigenze della comunità e dell’ambiente.

Alla nostra domanda di cosa sia per lei il lusso risponde – con un sorriso abbagliante “L’esperienza” .

Lei continua a raccontare ed io comincio ad immaginarla vincitrice.
Le sue parole riflettono le esperienze maturate in una varietà di background ma la mia interpretazione potrebbe essere influenzata da pregiudizi culturali perciò decido di prendere una certa distanza emotiva quando, ascoltandola, mi resi conto che mi stava concedendo l’accesso al suo mondo interiore, quello di una donna sensibile e costruttiva, prima ancora che quello di manager di successo.Generalmente le business woman preferiscono far emergere il loro lato ribelle, ambizioso e “coraggioso”, le loro vite sono ispirazione per i giornalisti e registi che, per qualche ragione, insistono a mostrarci sempre una sola versione delle donne e solo quando queste raggiungono un certo successo nel business. In quell’angolo di paradiso inizia la mia intervista.

Com’era questa piccola isola prima della costruzione del resort e quante persone vivevano qui?
“Abbiamo comprato questo terreno nel 2004, una vista stupenda, c’erano circa 300 persone sull’isola quando sono arrivata qui, alcuni di loro sono pescatori e molti altri, senza lavoro, utilizzavano droghe, metanfetamine che arrivavano dalla Birmania.

Avete creato un indotto locale, ma dal punto di vista ambientale?
Quando abbiamo deciso di costruire in questa isola, c’erano già 3 hotel, e siamo stati mossi per diversi ragioni, ovviamente business e ricavi e quello che ne deriva ma, in primis, ho sentito il desiderio di fare la mia parte. Ci siamo resi conto che, noi e gli abitanti di Maphrao dipendevamo l’uni dagli altri. Non puoi semplicemente essere ricco ed ignorare i tuoi vicini di casa! Per me economia significa società.Quando sono arrivata in questa isola c’era droga, povertà, ladri. Se posso offrirti una possibilità per uscire da quella condizione lo faccio…cosi abbiamo guardato al potenziale delle persone e la situazione si è catapultata. È successo. E quando è successo il villaggio ha iniziato ad avere una sua economia. Il numero di persone vittime della droga si è notevolmente ridotto. Piano piano tutto è cambiato e questo ci rende molto orgogliosi. Il nostro sentirci ospiti a Maphrao vuol dire capire come supportare i suoi abitanti rispettando le diversità. Il mio concetto di lusso è diverso di quello di tante persone, incoraggiamo i nostri ospiti a vivere le esperienze locali, scegliendo una barca locale per esempio, piuttosto che una speed boat, oppure il minibag piuttosto che il tuk tuk.

Mi piacerebbe saperne di più sul tuo concetto di lusso.
Luxury è un marmo, un tavolo perfetto, un letto di design ma questo è un lusso che puoi facilmente prendere nel mondo, per me lusso significa vivere nel bel mezzo della foresta, essere nel mezzo del niente ed avere i servizi. Questo è qualcosa che non posso ottenere ovunque quindi ho detto al mio team che dovevamo creare un nuovo concetto di lusso. Prendere un tuk tuk e dentro bere dello champagne, godere della natura, quello per me è il lusso più speciale. C’è stato qualche ospite che si è lamentato perché non riusciva a dormire per via delle rane (…ride) io ho creato la SPA di bambù nella foresta…voi italiani lavorate tantissimo ma vi dimenticare di rilassarvi. Se stai qui un paio di giorni, dopo un massaggio, sarai cosi rilassato che il verso della rana non ti darà più fastidio. Come quando ero a New York e sentivo ogni notte i clacson, li non potevo dormire!!!

Chi è Lily? E come il tuo carattere e la tua visione incide nel tuo lavoro?
(…Ride) Sono molto fortunata perché ho avuto la possibilità di viaggiare. Ho vissuto a Singapore e poi mi sono trasferita in Giappone per altri due anni e poi in America. La prima volta che ho viaggiato per Bangkok, appena atterrata fu grande il mio stupore perché Bangkok non era ne pulita ne organizzata… Singapore è pulitissima.. ogni cosa era pensata. In quel momento pensai che ero lì per fare qualcosa, che il destino mi aveva portato a Bangkok per intervenire, migliorandola. Devo al Giappone la persona che sono adesso. Nella cultura giapponese qualsiasi cosa fai la devi fare con il cuore e devi mostrare rispetto per le persone e il loro lavoro.Hai un’altra prospettiva. Ho imparato tantissimo anche sulla cucina e l’ospitalità. A New York mi occupavo di fare investimenti bancari, settore dove lavorano donne e uomini indistintamente, qui in Thailandia è triste notare che lavorano sopratutto le donne, gli uomini solo per i lavori pesanti ed è triste notare che non si vivono la loro famiglia e il loro figli. Voglio trasferire i miei valori in azienda, un’azienda in cui le persone possono vivere e connettersi. In Burasari guardo crediamo che il successo a lungo termine sia legato al successo delle comunità in cui viviamo e lavoriamo.

Il tuo socio è italiano? Come è lavorare con un italiano?
Sì, di Como, Rocchi Giuseppe. Io cercavo un business partner e lui cercava un investimento da fare e siamo stati introdotti da una mia amica thailandese. Lavorare insieme a volte è difficile, perchè voi italiani siete impazienti e pretendete tantissimo che è anche molto buono. Siete calorosi, passionali, siamo due culture di passione, è come se l’eccellenza italiana e quella tailandese si contaminassero in un unico luogo.

Quali sono i vostri programmi per i prossimi anni?
Abbiamo un obiettivo. Elevare il brand Burasari da continentale ad internazionale. Il nostro obiettivo è anche aiutare i nostri dipendenti ad essere finanziariamente indipendenti ed emotivamente maturi. Noi durante il covid abbiamo abbiamo investito sulla formazione. Tutti erano pagati per imparare. Alcuni componenti del nostro staff hanno addirittura aperto un nuovo ristorante!

Si conclude la mia intervista.
Rimango un pò interdetta. Non sorprende che Lily rida sempre.
La mancanza di modelli di ruolo e mentori adeguati sono gli ostacoli più importanti per il successo professionale di ognuno di noi?

 

 

Giulia Doria | CEO LAVICA architecture|design commenta il progetto architettonico dell’Island Escape Burasari

L’architettura del resort Island Escape è un bellissimo riflesso della visione di Khun Lily, che rende omaggio all’eredità di Geoffrey Bawa riutilizzando la semplicità in spazi lussuosi ma eco-consapevoli. Si tratta di un notevole esempio di ingegno architettonico e di un’armoniosa fusione di modernità e natura. Mescolando ad arte i comfort moderni con la grandezza della natura, Island Escape offre un’immersione in un luogo sacro dove architettura e natura cospirano per creare un incantevole arazzo di relax e pace, invitante e davvero indimenticabile. Il design architettonico di queste ville privilegia il lusso, la privacy e il legame con la natura circostante. Gli spazi aperti, le piscine private e i materiali naturali creano un senso di armonia con il paesaggio e offrono agli ospiti un rifugio sontuoso. È una sinfonia architettonica in cui ogni elemento è stato pensato con cura per offrire un’esperienza olistica, invitando gli ospiti a immergersi nella bellezza di Coconut Island, nutrendo i loro sensi e il loro spirito.