Luca Parmitano risponde all’appello della Regione Siciliana: #iorestoacasa. L’intervista a Daniela Segreto, Dirigente del Servizio “promozione della salute e comunicazione” dell’Assessorato alla Salute

Focus sulla situazione nell’Isola, affrontando il tema dell'emergenza coronavirus anche con particolare riferimento al valore della comunicazione in casi così drammatici come quello che stiamo vivendo.
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Luca Parmitano, l’astronauta siciliano e colonnello dell’Aeronautica militare, ribattezzato affettuosamente #AstroLuca è tornato sulla Terra in piena emergenza Coronavirus: “con coraggio e senso di responsabilità ce la faremo

Recentemente rientrato dalla missione ‘Beyond’ durata 202 giorni, ci ha stupiti in questi lunghi mesi con foto spettacolari dalla cupola della Stazione spaziale, mesi di studio durante i quali è nato anche il documentario “2020: Space Beyond” prodotto dalle case di produzione Skylight Italia, Beagle Media, 8 Road Film, Latte Plus production e ideato da Fabio Fagone, in cui scienza, esplorazione, tecnologia e non solo (cambiamento climatico, cooperazione internazionale) saranno i temi principali.

Con un video-messaggio ha risposto, come hanno fatto altri volti noti del mondo dello spettacolo e della cultura, all’appello della Regione siciliana. Luca ha voluto condividere con il suo Paese, dal quale attualmente si trova lontano per il consueto periodo di riabilitazione post missione, un pensiero di vicinanza e seppur abbia già affrontato un duro periodo di quarantena, sta continuando a vivere in autoisolamento per stare vicino all’Italia. Il suo è un invito alla prudenza e alla responsabilità, ma è anche un messaggio di coraggio, perché solo uniti potremo superare questo momento terribile.

Proprio per rendere un servizio utile per la collettività, abbiamo intervistato la dottoressa Daniela Segreto, Dirigente del Servizio “promozione della salute e comunicazione” dell’Assessorato regionale della  Salute della Regione Siciliana, con la quale abbiamo fatto un focus sulla situazione nell’Isola, affrontando il tema dell’emergenza coronavirus anche con particolare riferimento al valore della comunicazione in casi così drammatici come quello che stiamo vivendo.

Dottoressa Segreto, tra i diversi personaggi noti che hanno voluto fare un appello, ma anche incoraggiare i cittadini del nostro Paese c’è l’astronauta siciliano Luca Parmitano, che oggi ha rivolto ai siciliani e agli italiani, un bel messaggio attraverso le pagine del nostro giornale.

L’Assessorato alla Salute è grato a Luca Parmitano per aver accettato di essere autorevole testimonial per la nostra campagna di sensibilizzazione della popolazione siciliana a rimanere a casa in questo momento di emergenza da Corona Virus.

E’ particolarmente apprezzato ciò che Parmitano ci dice nel suo messaggio e cioè che, nonostante abbia appena concluso un lungo periodo di quarantena per motivi di lavoro, ha ugualmente deciso di rimanere in auto isolamento anche se attualmente risiede fuori dall’Italia, allo scopo di supportarci in questo momento così particolare, in qualche misura difficile, poiché di disturbo delle nostre abitudini quotidiane. Il messaggio dell’astronauta è un esempio perfetto di comunicazione efficace, che in questo momento è più che mai indispensabile; bisogna sempre essere trasparenti rispetto a quello che succede, dare delle informazioni corrette, scientifiche e spiegare bene non solo perché ci viene richiesto questo sacrificio, ma soprattutto perché osservare compiutamente le prescrizioni ministeriali e del nostro presidente della regione.

A proposito di chiarezza, quali sono i dati che possiamo illustrare per tenere informati i cittadini e se non per rassicurarli quantomeno per fare chiarezza?

I dati giornalieri sono quelli diramati quotidianamente dagli organi ufficiali. La cosa importante è che, come rivelano le fonti ufficiali, a cominciare dall’assessore in sede di conferenza stampa, ad oggi in Sicilia i dati sono comunque contenuti rispetto ad altre regioni italiane. Questo è molto importante perché in qualche modo dà il senso che, da questo punto di vista, la nostra insularità ci sta aiutando. E’ ovvio che non sappiamo cosa potrà succedere nei prossimi giorni perché nel frattempo sono giunte tantissime persone. Ed è un dato che dobbiamo considerare perché, se da un lato il nostro territorio fino ad ora è sembrato più “sano”, con l’arrivo di così tanti passeggeri dalle zone del nord Italia, diventa ancora più emergenziale osservare le direttive dei governi nazionale e regionale. E’ assolutamente indispensabile rimanere a casa il più possibile perché i nuovi arrivati, a migliaia, per quanto possano essere stati attenti, potrebbero aver contratto il virus ed esserne asintomatici.

Infatti non sappiamo quanti tra loro potrebbero essere asintomatici.

Certo, se sono asintomatici non sanno neanche loro di aver contratto il virus e malgrado sia stato richiesto loro di mettersi in quarantena non sappiamo con certezza se lo abbiano fatto e da quando. Quindi oggi più che mai è necessario restare in casa per le prossime settimane o finchè ci verrà detto di farlo.

Il fatto che la Lombardia si trovi in una situazione così grave e che abbiano fatto richiesta di ricevere assistenza in altre regioni – due pazienti sono arrivati anche in Sicilia – deve farci riflettere. Noi non possiamo neppure immaginare di arrivare a quella situazione, noi viviamo, in generale, una sofferenza maggiore con riferimento al numero di posti letto, rispetto alla Lombardia, anche se l’Assessore regionale alla Salute Razza sta facendo davvero ogni sforzo per arrivare a realizzare un totale di 1000 posti letto in terapia intensiva su tutto il territorio siciliano.

Una domanda che in molti si pongono è, tutta questa gente che dal nord si è spostata al sud nelle ultime due settimane e parliamo di circa trentamila persone, sono controllate oppure dobbiamo appellarci al loro senso di responsabilità?

Il controllo sui primi arrivi, negli aeroporti negli scali, nelle stazioni, non c’è stato, nonostante gli appelli del Presidente Musumeci e dell’Assessore Razza. Ed è il motivo per cui il governatore adesso chiede l’intervento dell’esercito. Per quanto riguarda l’esodo avvenuto dopo il DPCM dell’11 Marzo, da quel momento sono stati effettuati maggiori controlli alle partenze ed agli arrivi, e per questa ragione abbiamo raggiunto quota 30.000 e oltre autocertificazioni sul nostro portale costruire salute.

Però è chiaro che non dobbiamo prenderci in giro, dipende tutto dalla responsabilità di ognuno di noi prima di ogni altra cosa. Perché per quanto ci possano essere controlli a tappeto, quando le persone arrivano non vengono tutte controllate, quindi l’appello alla responsabilità deve continuare ad essere forte, non solo da parte di chi è arrivato da poco, ma, più in generale, della popolazione tutta. Non si ha neanche contezza del numero di positivi asintomatici.

Su questo punto c’è un po’ di confusione, tra gli esperti ci sono discordanze, qualcuno dice che gli asintomatici non siano contagiosi, altri dicono l’esatto contrario e questo genera solo confusione.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza. Il positivo asintomatico, in quanto tale, tende a tossire meno di un sintomatico e, di conseguenza, a diffondere meno le cosiddette goccioline – le c.d. “droplet”.

Pertanto la contagiosità di un asintomatico è necessariamente più bassa. Il pericolo allora dove sta? Sicuramente nel fatto che anche l’asintomatico mette le mani in bocca, si stropiccia il naso e gli occhi e poi poggia le stesse mani infette su superfici che vengono a loro volta toccate da altri. E siccome sappiamo che il virus sopravvive a lungo sulle superfici , anche queste diventano fonte di contagio. Se noi veramente vogliamo evitare la diffusione di questo virus, dobbiamo stare a casa. D’altro canto ci è stato detto, ci è stato richiesto.

Dai dati che avete voi come sta reagendo la gente, come si sta comportando?

Sembra, ma questo è anche osservabile ad occhio nudo, che gli operatori all’interno degli esercizi commerciali che attualmente sono aperti, stiano attuando le misure previste, indossando le mascherine e i guanti e fanno rispettare la distanza di sicurezza. Moltissime persone girano con la mascherina e per la strada si vede pochissima gente, sembra quindi che si sia compresa la gravità del problema. È importante, a nostro avviso, aver mostrato immagini inerenti a ciò che sta succedendo negli ospedali della Lombardia, perché la gente ha preso coscienza, è servito.

Un altro problema riguarda il reperimento delle mascherine e dei presidi, molta gente si è ritrovata a girare decine di farmacie senza riuscire a trovarne.

Proprio ieri la protezione civile nazionale ha avviato la distribuzione di due milioni di mascherine al personale sanitario italiano, che è in assoluto quello più a rischio di contagio e di contagiare altri. Sappiamo che ci sono stati dei problemi legati alla distribuzione da parte di altri paesi. Adesso sembra che le cose si siano un po’ mosse. Ovviamente dobbiamo parlare in prospettiva. Ci sono regioni dove la situazione è più emergenziale, altre dove lo è meno. Per cui la distribuzione viene fatta anche in relazione a questi dati.

Rimanendo isolati e attenendoci alle direttive del Governo noi possiamo riuscire a contenere il virus e fare in modo che non si formino focolai in Sicilia?

Assolutamente sì. In questo momento siamo fortunati, in Assessorato ne parliamo spesso, non vogliamo sbilanciarci troppo presto considerata la massa di passeggeri recentemente approdati in Sicilia arrivati, ma dobbiamo sperare che si mettano in autoisolamento per altri 15 giorni.

Anche perché, dobbiamo dirlo, hanno una responsabilità maggiore rispetto agli altri.

Certo, maggiore, perché sono coloro che fino a qualche giorno fa sono stati in una zona di focolai. Ci appelliamo principalmente a queste persone, ma non solo ovviamente.

Senza voler ergersi a giudice del comportamento altrui – capisco che chi si è ritrovato senza lavoro e senza mezzi, non aveva le risorse per vivere, capisco anche chi era lì da solo ed ha sentito la necessità di ritornare in famiglia, però è anche vero che c’è gente – spesso sola – che è rimasta lì seguendo le indicazioni. Senza voler dare quindi alcun tipo di giudizio, dall’assessorato approfittiamo di questo confronto con il quotidiano per lanciare ancora una volta un appello a tutti i siciliani, affinché rimangano a casa, lavino le mani spesso per almeno 60 secondi, lavarle ogni volta che si tocca qualcosa che non si conosce e che potrebbe essere veicolo di trasmissione, se si è costretti ad uscire – per lavoro o per emergenza – cercare di mantenere una distanza di sicurezza di almeno un metro e mezzo. Dobbiamo fare in modo, senza psicosi, di passare questi prossimi 15 giorni in sicurezza.

Verosimilmente quanto potrebbe durare questa condizione di isolamento volontario della cittadinanza?

Non è facile dirlo, possiamo presumere che siccome sono già passati 6 giorni da quando è partita la disposizione di autoisolamento, presumibilmente tra circa dieci giorni potremmo cominciare a capire – perché ovviamente in questi dieci giorni può verosimilmente acuirsi il numero dei positivi – se questa misura è stata in qualche modo efficace.

Questo non vuol dire ovviamente che possiamo cominciare ad andare in giro e riprendere la vita normale come se il pericolo fosse passato.

Assolutamente no. Noi dobbiamo sempre seguire le direttive ministeriali, che poi si trasformano in ordinanze regionali e comunali; se tra due settimane a livello ministeriale verrà stabilito che tutti ci siamo comportati molto bene e c’è stata un’inversione di tendenza, allora presumibilmente questa quarantena così utile magari potrebbe essere leggermente modificata, ma è ancora presto per dirlo.

In realtà approfitterei per fare questa riflessione: dovremmo tutti sfruttare questa quarantena forzata, questo momento per ritrovarci in famiglia, che è una bellissima cosa.

Il modo in cui abbiamo vissuto in tutti questi anni, dall’avvento dei social, ci ha molto allontanati gli uni dagli altri, anche in famiglia. Questa forzata convivenza può essere, a mio avviso, l’avvio di un nuovo modello di rapporti sociali con i propri familiari. Bisogna scoprirsi di nuovo, riflettere su come si vive, su come si è vissuto, riflettere su se stessi e sulle cose davvero importanti, sui tanti problemi che abbiamo e che, presi dalla frenesia quotidiana, decidiamo di mettere da parte e non risolvere mai. Ecco, forse questo momento ci può insegnare qualcosa.

Diciamo che in questo momento si può rimandare una corsa all’aria aperta o una passeggiata, tutelando e tutelandoci di più e recuperare magari tutte quelle cose che abbiamo trascurato.

Esatto. Stiamo con i nostri figli, con i nostri genitori – se viviamo con loro – per chi è solo ci sono i social, che avvicinano le persone lontane (e paradossalmente al contempo allontanano chi sta in prossimità l’uno dall’altro) le videochiamate, che sono uno straordinario strumento per stare insieme anche da lontano. Dobbiamo farci molto coraggio. Se c’è un insegnamento, una cosa bella da cogliere nella drammaticità della situazione generale è quanto noi italiani siamo uniti nel momento della grande emergenza.

Ci siamo riscoperti popolo.

Siamo un popolo migliore di tanti altri e devo dire che sono veramente fiera di fare parte di questo Stato, che ha da subito mostrato molta trasparenza, che ha voluto fare moltissimi tamponi per potere mettere un argine, perché non c’è niente di peggio che far finta che questo Coronavirus sia una semplice influenza, come altri hanno tentato di far capire o peggio ancora, come sta succedendo in Gran Bretagna, dove si è arrivati con una grandissima dose di cinismo a dire che occorre giungere all’immunità di gregge senza che ci sia un vaccino. Questo vuol dire mettere in conto che almeno 300mila persone possano lasciarci la pelle perché poi tanto si arriverà all’immunità di gregge e mi stupisce che anche oggi che il governo britannico pare aver fatto retromarcia su quanto affermato, non stia ancora prendendo le stesse misure che abbiamo adottato noi. Scuole, pub, teatri ancora aperti e maratone con migliaia di persone fatte proprio ieri, in pienissima emergenza.

Dobbiamo essere orgogliosi di quello che siamo e del nostro sistema sanitario nazionale, che pur tra mille difficoltà, garantisce a tutti assistenza, dall’anziano di novanta anni al neonato, con lo stesso diritto alla cura e alla vita.

Il sistema può essere migliorato e magari superata questa crisi verrà anche rafforzato forti dell’esperienza fatta.

Diciamo che l’Italia insieme alla Cina, sono stati i primi due paesi – se non gli unici – a mettere al primo posto la salute pubblica sacrificando il Pil, mentre altrove probabilmente non è stato esattamente così.

Sì. Il supporto della Cina è visibile, sembra che loro ne stiano uscendo mettendo a disposizione del nostro Paese il loro know how, hanno mandato dei medici, macchinari. In questo momento credo che il globo intero dovrebbe essere unito come mai prima per sconfiggere un comune nemico.

 

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