Mario Biondo, in attesa di una verità certa a sei anni dalla morte

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L’ultima scoperta nella vicenda che riguarda Mario Biondo attiene a un possibile scambio di reperti che, se confermato, rappresenterebbe l’ennesimo tassello mancante in una storia che di ombre ne ha già parecchie. Per questo la famiglia, nello scorso gennaio, ha presentato denuncia ma ancora oggi le indagini sono in corso e non ne conosciamo l’esito.

Nell’ultima relazione eseguita dal professore Fineschi, in seguito alle insistenze dei familiari, viene confermato un fatto già segnalato dai periti di parte qualche tempo fa: ovvero l’esistenza di un colpo che Mario ha ricevuto sulla tempia e che lo avrebbe tramortito rendendolo incosciente. Anche dalle foto è evidente questo segno che potrebbe essere stato l’inizio di tutto, un colpo che avrebbe messo ko il giovane cameraman. Dopo cinque anni e mezzo, quando è stata effettuata l’esumazione del corpo, quella botta è risultata essere vitale.

Santina Biondo, la madre di Mario, da 6 anni con la sua famiglia conduce una battaglia perchè ci sia una verità certa sulla morte del figlio. L’abbiamo intervistata.

Perché questo elemento salta fuori solo dopo anni?

Questo elemento lo abbiamo acquisito solo nel momento in cui abbiamo avuto la possibilità di vedere le foto del ritrovamento di Mario nel gennaio del 2016. Nelle foto dell’autopsia spagnola non si vede niente, solo il mezzo busto.

Fineschi ha lavorato su una falsa autopsia eseguita in Spagna, oltre che su un rilievo autoptico eseguito in Italia dal professore Procaccianti probabilmente compromesso da un possibile scambio di reperti. Il medico legale spagnolo è attualmente indagato per falso per aver svolto un lavoro piuttosto “approssimativo”, per usare un eufemismo…

 Questa storia è caratterizzata da vicende molto strane, cosa è successo secondo lei?

Io ho letto l’interrogatorio del medico spagnolo in cui viene riportata una frase importante. Il giudice, quando lo ha chiamato per recarsi a casa di mio figlio, avrebbe detto che “già in tribunale si dice che si è trattato di un suicidio.” Sembra quasi una parola chiave, come se lo avesse voluto imbeccare.

Avevano già deciso che era suicidio. Nel momento in cui prendono il corpo di mio figlio, non effettuano alcuna perizia sulla casa, non cristallizzano niente e consegnano le chiavi alla vedova, evidentemente per loro è un suicidio prima ancora di avere l’esito dell’autopsia.

Qui in Italia non so cosa possa essere successo, fatto sta che i vetrini che Procaccianti ha incluso nella prima autopsia dopo la prima esumazione che è stata eseguita a Palermo a dicembre 2013, sei mesi dopo l’omicidio di mio figlio, nella sua relazione sono datati 2002.

E quindi?

Quindi i vetrini datati 2002, la metà delle gabbiette che contengono i reperti istologici di Mario, hanno i numeri manomessi – e io voglio sapere perché.  Assistendo a tutto questo io non mi posso fidare del lavoro di Procaccianti, perché potrebbe avere inviato a Fineschi i reperti di un’altra persona e non di mio figlio, ha pure inviato dei barattoli che contenevano sotto formalina parti del cervello, del cuore e a questo punto mi domando: a chi appartengono in realtà questi reperti? C’è scritto Mario Biondo, ma sono davvero di mio figlio? Sono costretta a mettere in dubbio tutto.

Più passa il tempo, più vengono fuori assurdità e una madre non si può rassegnare a questa cosa. Io non ho mai creduto al suicidio, in più tutte queste anomalie che nel tempo continuano ad emergere, mi fanno pensare che qualcuno si stia adoperando perché la morte di mio figlio venga bollata come suicidio, mentre in realtà non lo è.

Le foto del ritrovamento del corpo parlano da sole, quel corpo posizionato lì, con quella postura è innaturale.

 

Sembra quasi un set costruito ad hoc.

Ecco, ditemi voi se io mi posso rassegnare.

Davanti a tante incongruenze, inesattezze, è possibile non ci siano reazioni, che chi di dovere non metta in dubbio tutto quanto?

Dico soltanto che, mettendo da parte ciò che emerge dalle perizie del medico legale, perché sappiamo che la medicina legale non è una scienza esatta e che prevede un margine di errore, nella relazione presentata dal nostro perito di parte, Cusimano, che è antropometra e ha studiato il corpo e la sua posizione basandosi sulla fisica, è molto chiara e nessuno è stato in grado di contrastarla nemmeno l’antropologa che fa parte del team di Fineschi.

C’è anche discordanza negli orari del ritrovamento del corpo…

Mio figlio è stato ritrovato in tarda mattinata; sui fascicoli spagnoli c’è scritto che il ritrovamento sarebbe avvenuto alle 17:30; un collega è stato chiamato alle 13:00 per sostituire Mario – abbiamo questa testimonianza. Perché questa telefonata, se mio figlio è stato ritrovato nel pomeriggio? Lui quel giorno doveva andare a lavoro alle 16:00; nella prima rogatoria lei (la vedova) ha detto un’infinità di bugie, che le sono state sbattute in faccia nel corso della seconda rogatoria. Lei si è sempre trincerata dietro un “non ricordo”. Lei ha raccontato bugie a noi, ai giudici e si è anche opposta alla nostra richiesta di riapertura del caso in Spagna per ben due volte…

Si oppone con quale motivazione?

Perché in Spagna avevano detto che si era trattato di suicidio, e in Italia Procaccianti aveva confermato la cosa, quindi secondo lei non c’era ragione di riaprire il caso. Ma io mi chiedo, se tu hai la coscienza pulita cosa ti interessa di opporti? Se questa famiglia per avere pace vuole la conferma di quello che ha detto la Spagna e di quello che ha detto l’Italia, tu che sei la moglie e per noi sei stata la nuora, perché vuoi negarcelo?

 

Nella normalità dovrebbe essere anche lei a volerlo, quanto e più di voi.

Lei è stata la prima a ostacolarci e la Procura tutte queste cose le sa, comprese tutte le bugie che ci ha raccontato quando per 5 giorni siamo stati a Madrid, è tutto verbalizzato. Ha tentato di infangare l’immagine di Mario raccontando falsità sul suo conto, compresa quella che fosse un drogato. L’esame sui capelli di mio figlio è stato eseguito nuovamente, l’esito è stato che Mario non ha mai fatto uso di stupefacenti! Questo dato emerge dall’ultima relazione. Perché? Qual è il motivo per cui tu, da moglie, da vedova, fai tutto questo? Le bugie servono a mascherare cosa?

 

L’avete querelata?

Ci abbiamo provato, ci hanno risposto che doveva essere mio figlio a denunciare e non noi…

 

Un continuo rimpallo di responsabilità, per tutto quanto.

Trovano sempre una scusa, un escamotage per metterci fuori gioco. E’ come sbattere contro un muro di gomma.

 

Dal governo italiano avete ricevuto vicinanza, solidarietà?

Da chi? Non conosco nessuno. Nessuno. In questi anni abbiamo combattuto da soli, affiancati dai nostri avvocati Carmelita Morreale e Fabio Falcone e dai nostri periti. Accanto a noi ci sono anche tante persone che non conosciamo, ma che attraverso i social ci scrivono esprimendoci vicinanza e solidarietà.

E adesso che succederà?

Speriamo di riuscire a presentare entro Natale le relazioni del medico legale e dell’antropologo, con le quali  si contesta in diversi punti la relazione di Fineschi, poi aspettare l’esito delle indagini per quanto riguarda i reperti e cercheremo di capire se ci sarà ancora una volta una richiesta di archiviazione. E’ chiaro che noi non ci arrendiamo.

 

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