Nasce un gruppo apolitico per protestare contro la pressione fiscale: Partite Iva insieme per cambiare (e ribellarci)

7
27663

Imprenditori, lavoratori autonomi, commercianti, e altri 122.000 titolari di Partita Iva si sono riuniti in un gruppo Facebook per lanciare un grido collettivo che ha l’ambizione di farsi sentire dai rappresentanti istituzionali governativi e trovare soluzioni concrete per far abbassare tutte quelle imposte che stanno dissanguando migliaia di piccole imprese. L’Italia è uno tra i paesi europei con la più alta pressione fiscale, secondo un report di Unimpresa, l’associazione che rappresenta le piccole e medie imprese, il carico fiscale delle pmi italiane e dei professionisti supera il 64% del fatturato. Tra tasse, acconti saldi, contributi previdenziali, interessi bancari, spese e pagamenti vari, tra cui quelli alle camere di commercio, e molti altri oneri obbligatori, a conti fatti con ciò che resta si ha la difficoltà a “mantenere la saracinesca aperta” ed è proprio da qui che è iniziata la protesta.

Promotore della prima iniziativa è Giuseppe Palmisano, titolare di un negozio al centro di Monopoli (BA), che ha organizzato uno spegnimento generale delle insegne dei negozi come simbolo tangibile di una rabbia che accomuna un pò tutta l’Italia. L’idea è stata accolta da diversi esercizi commerciali, non solo nel centro cittadino di Monopoli, che appariva triste e scuro, come racconta la stampa locale, le adesioni sono arrivate anche da una boutique di Milano.

Il 12 Dicembre 2019,  7 professionisti pugliesi hanno deciso di trasformare quel gruppo in un’associazione “Partite Iva Insieme per cambiare” diventa così concreta la speranza di una protesta nazionale pacifica  che ha messo le sue basi nella città di Monopoli, in Puglia, come sede geografica ma coinvolge oltre 122.000 titolari di Partita Iva sparsi in tutta la nazione. Mercoledì 11 dicembre – si legge dalla pagina del  gruppo –  il direttivo ha stilato un programma in punti da sviluppare nelle prossime assemblee pubbliche e che renderanno noto non appena saranno convalidate dai 7 rappresentanti.
Intanto, l’Associazione ha un nome e dei volti.
Prossimo passo quello di formare gruppi e referenti, rappresentanti per ogni regione. Per questo è stato lanciato un questionario che ha lo scopo di identificare eventuali responsabili di zona ed individuare figure necessarie per poi scendere in piazza. Numerosissimi i messaggi di disperazione da parte dei partecipanti del gruppo FB, ma altrettante le proposte costruttive e l’atteggiamento propositivo. Chiedono di abbassare la pressione fiscale ma anche di avere maggior tutela.

“Chi fa impresa in Italia, oggi, ha molto coraggio, una prova di tenacia e resistenza che durano da decenni, assai difficile da decifrare. Passione per il proprio lavoro e determinazione sono i pilastri dell’imprenditoria italiana e del made in Italy. Ma è una sorta di credito di cui tutti i governi si approfittano – continuando a premere sull’acceleratore del fisco – e che, adesso, però, sta andando in sofferenza. Un impresa o Partita Iva che fattura 50 mila euro l’anno, versa circa 33.200 euro, a fronte dei quali il guadagno netto è di 17.800 (report di Unimpresa) senza contare le numerose ore di lavoro svolte in prima persona anche la notte e nei giorni festivi.

È una situazione che deve essere riproposta al centro dell’attenzione e al centro dell’agenda politica. Se si ferma la piccola impresa, si ferma tutto.