Nasce un gruppo apolitico per protestare contro la pressione fiscale: Partite Iva insieme per cambiare (e ribellarci)

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Imprenditori, lavoratori autonomi, commercianti, e altri 122.000 titolari di Partita Iva si sono riuniti in un gruppo Facebook per lanciare un grido collettivo che ha l’ambizione di farsi sentire dai rappresentanti istituzionali governativi e trovare soluzioni concrete per far abbassare tutte quelle imposte che stanno dissanguando migliaia di piccole imprese. L’Italia è uno tra i paesi europei con la più alta pressione fiscale, secondo un report di Unimpresa, l’associazione che rappresenta le piccole e medie imprese, il carico fiscale delle pmi italiane e dei professionisti supera il 64% del fatturato. Tra tasse, acconti saldi, contributi previdenziali, interessi bancari, spese e pagamenti vari, tra cui quelli alle camere di commercio, e molti altri oneri obbligatori, a conti fatti con ciò che resta si ha la difficoltà a “mantenere la saracinesca aperta” ed è proprio da qui che è iniziata la protesta.

Promotore della prima iniziativa è Giuseppe Palmisano, titolare di un negozio al centro di Monopoli (BA), che ha organizzato uno spegnimento generale delle insegne dei negozi come simbolo tangibile di una rabbia che accomuna un pò tutta l’Italia. L’idea è stata accolta da diversi esercizi commerciali, non solo nel centro cittadino di Monopoli, che appariva triste e scuro, come racconta la stampa locale, le adesioni sono arrivate anche da una boutique di Milano.

Il 12 Dicembre 2019,  7 professionisti pugliesi hanno deciso di trasformare quel gruppo in un’associazione “Partite Iva Insieme per cambiare” diventa così concreta la speranza di una protesta nazionale pacifica  che ha messo le sue basi nella città di Monopoli, in Puglia, come sede geografica ma coinvolge oltre 122.000 titolari di Partita Iva sparsi in tutta la nazione. Mercoledì 11 dicembre – si legge dalla pagina del  gruppo –  il direttivo ha stilato un programma in punti da sviluppare nelle prossime assemblee pubbliche e che renderanno noto non appena saranno convalidate dai 7 rappresentanti.
Intanto, l’Associazione ha un nome e dei volti.

L'immagine può contenere: 7 persone, persone che sorridono, persone sedute
Pino Palmisano
commerciante di Monopoli, presidente;
Franco Tribuzio
libero professionista di Mola di Bari, vicepresidente;
Giuseppe Sabatelli
dottore commercialista di Monopoli, cassiere
Adriano Notarangelo
commerciante di Monopoli, segretario
Tonino Castellana
artigiano di Mola di Bari, consigliere;
Francesco Massafra
libero professionista di Martina Franca, consigliere;
Giuseppe Spalluto
giornalista di Monopoli, consigliere con funzione di ufficio stampa.

Prossimo passo quello di formare gruppi e referenti, rappresentanti per ogni regione. Per questo è stato lanciato un questionario che ha lo scopo di identificare eventuali responsabili di zona ed individuare figure necessarie per poi scendere in piazza. Numerosissimi i messaggi di disperazione da parte dei partecipanti del gruppo FB, ma altrettante le proposte costruttive e l’atteggiamento propositivo. Chiedono di abbassare la pressione fiscale ma anche di avere maggior tutela.

“Chi fa impresa in Italia, oggi, ha molto coraggio, una prova di tenacia e resistenza che durano da decenni, assai difficile da decifrare. Passione per il proprio lavoro e determinazione sono i pilastri dell’imprenditoria italiana e del made in Italy. Ma è una sorta di credito di cui tutti i governi si approfittano – continuando a premere sull’acceleratore del fisco – e che, adesso, però, sta andando in sofferenza. Un impresa o Partita Iva che fattura 50 mila euro l’anno, versa circa 33.200 euro, a fronte dei quali il guadagno netto è di 17.800 (report di Unimpresa) senza contare le numerose ore di lavoro svolte in prima persona anche la notte e nei giorni festivi.

È una situazione che deve essere riproposta al centro dell’attenzione e al centro dell’agenda politica. Se si ferma la piccola impresa, si ferma tutto.

7 comments

  1. Federico 12 Gennaio, 2020 at 17:26 Rispondi

    Sono imprenditore da quando avevo 22 anni e ora ne ho 45 , figlio di imprenditori e una cosa posso asserire:” L’unico vero concorrente oltre che socio a perdere è sempre stato lo Stato”.Prima una criminalizzazione mediatica della categoria, con messaggi fuorvianti che equiparavano imprenditori = evasori e ora con una discriminazione fiscale tra piccole e medie imprese a carattere locale e/o nazionale e i grandi nuovi latifondisti multinazionali che operano su multicanale con sedi legali sparse dove più conviene. Non nutro molte speranze sul fatto che le istituzioni possano ascoltarci, almeno fino a quando i loro privilegi risultano garantiti e intoccabili. Un’ultima considerazione: i nostri presunti rappresentanti di categoria, ovvero Confcommercio o simili ,a cosa sono serviti fino ad ora se è nata la necessità di questo gruppo indipendente?.Grazie.

  2. Massimiliano 13 Gennaio, 2020 at 08:28 Rispondi

    Buongiorno sono un ex Imprenditore, ma nell’ animo ancora lo sono, che ho lavorato dal 1990 al 2016, con continue minacce fiscali di adeguarmi allo spesometro e ad altre leggi usuraie oppure venivo perseguitato fiscalmente, Il 2012 ho avuto un controllo induttivo da parte dell’ Agenzia delle entrate, per evasione fiscale di EURO 120.000 (centoventimila), al quale mi sono opposto e vinto la causa per ben 2 volte, ma il 2016 non sono più riuscito ad andare avanti economicamente, chiudendo l’ attività e licenziando nel corso dei controlli 4 dipendenti e chiudendo 3 attività. Sono apolitico, ma ad oggi mi sento un ostaggio del sistema, perchè dietro un mio acquisto, anche se piccolo , vedo arrivare un decreto ingiuntivo. Spero che questo GRUPPO, non sia una solita presa in giro.

  3. Pietro 15 Gennaio, 2020 at 05:16 Rispondi

    Sono d accordo sciopero fiscale
    Ma basterebbe per 10/15 giorni non fumare non andare in auto e non bere liquori Le entrate dello stato verrebbero polverizzate e il gioco è fatto Prendiamo esempio dai francesi…….loro lottano…..noi inermi

  4. francesco 15 Gennaio, 2020 at 19:25 Rispondi

    suggerirei al gruppo di modificare la locandina…non esiste nel mondo giuridico il gruppo “apolitico”, semmai APARTITICO, almeno per due ragioni: 1) l’uomo è un “animale politico” (Aristotele IV sec. a.c.) ; 2) se vado dal preside a lamentare il malfunzionamento dello sciacquone nei cessi o altre cose che non vanno, io faccio politica….
    se correggete sarete più credibili
    …. in bocca al lupo
    F.B. Nogara (VR)

  5. Fabio 17 Gennaio, 2020 at 07:17 Rispondi

    Il gruppo vorrebbe essere apartitico, ma certamente politico. Le parole sono importanti. Nel nome si rinviene un marchiano errore…

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