Oltre ottocentomila italiani hanno lasciato il Paese negli ultimi dieci anni

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816mila italiani hanno abbandonato il Paese negli ultimi dieci anni, di questi oltre il 73% ha 25 anni e più, tre su quattro hanno un livello di istruzione medio-alto. E’ quanto emerge dal report sull’immigrazione dell’Istat pubblicato oggi. Il sud è ancora il territorio che registra maggiori perdite in termini di risorse, nel 2018, Sicilia e Campania perdono oltre 8.500 residenti laureati di 25 anni e più per trasferimenti verso altre regioni.

Sempre secondo l’Istat la regione da cui emigrano più italiani, in valore assoluto, è la Lombardia con un numero di cancellazioni anagrafiche per l’estero pari a 22 mila, seguono Veneto e Sicilia (entrambe oltre 11mila), Lazio (10 mila) e Piemonte (9 mila). In termini relativi, rispetto alla popolazione italiana residente nelle regioni, il tasso di emigratorietà più elevato si ha in Friuli-Venezia Giulia (4 italiani su 1.000 residenti), Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta (3 italiani su 1.000), grazie anche alla posizione geografica di confine che facilita i trasferimenti con i paesi limitrofi. Tassi più contenuti si rilevano nelle Marche (2,5 per 1.000), in Veneto, Sicilia, Abruzzo e Molise (2,4 per 1.000). Le regioni con il tasso di emigratorietà con l’estero più basso sono Basilicata, Campania e Puglia, con valori pari a circa 1,3 per 1.000.

Le regioni del Mezzogiorno perdono risorse qualificate

Nel 2018 il numero di trasferimenti interregionali è pari a 332.188 (25% del totale dei trasferimenti), in lieve aumento rispetto all’anno precedente (322 mila). Gli spostamenti interregionali di maggiore interesse riguardano la direttrice che parte dal Mezzogiorno e si dirige al Centro-nord. Sono oltre 117 mila i movimenti da Sud e Isole che hanno come destinazione le regioni del Centro e del Nord (+7% rispetto al 2017); di un certo rilievo sono anche i trasferimenti sulla rotta ‘inversa’ (55 mila), dal Centro-nord al Mezzogiorno: la perdita netta di popolazione calcolata per la ripartizione meridionale è quindi di circa 62 mila residenti nel 2018, di cui 47 mila di 25 anni e più. Con riferimento al titolo di studio, i movimenti degli italiani di 25 anni e più con almeno la laurea che partono dalle regioni del Mezzogiorno e si dirigono verso quelle del Centro-nord (al netto dei rientri) hanno provocato, nel 2018, una perdita di oltre 16 mila residenti. Le regioni con le perdite più consistenti di questo “prezioso” contingente sono la Sicilia e la Campania (complessivamente oltre 8,5 mila residenti qualificati in meno), seguite da Puglia (-3 mila) e Calabria (-2 mila). Perdite più contenute si registrano per Basilicata, Abruzzo e Molise che, complessivamente, perdono 1,5 mila residenti. Le regioni che guadagnano di più da questo scambio sono la Lombardia (+8 mila) e l’Emilia-Romagna (+4 mila). Se si considerano anche gli scambi con l’estero, i saldi migratori restituiscono perdite nette (differenze tra rimpatri ed espatri) in tutte le regioni. Sommando ai saldi migratori con l’estero i saldi ottenuti dai movimenti da una regione all’altra, si osserva che alcune regioni del Centro-nord riescono a recuperare la perdita con l’estero grazie alle differenze positive dovute ai movimenti interregionali. È il caso della Lombardia che perde più di 2 mila giovani laureati (italiani di 25 anni e più) per emigrazione verso l’estero, ma ne guadagna oltre 8 mila dai trasferimenti provenienti dalle altre regioni, facendo registrare così un guadagno complessivo di popolazione qualificata pari a circa 6 mila risorse laureate. Anche per l’Emilia-Romagna e la Liguria la perdita causata dalle emigrazioni è compensata dai movimenti interregionali. Per tutte le regioni meridionali e per il Piemonte, invece, alle perdite dovute agli espatri si sommano anche quelle relative ai trasferimenti verso le altre regioni: le giovani risorse qualificate provenienti dal Mezzogiorno, dunque, costituiscono una fonte di capitale umano sia per le zone maggiormente produttive del Centro e Nord Italia sia per i paesi esteri.

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