“Più di una volta qualcuno mi ha chiesto di poter attraversare insieme. Per farci coraggio.”

di Giuseppe Tammaro
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Puntualmente, ad ogni incidente mortale per attraversamento di strisce pedonali, autorità di ogni ordine e grado si sentono in dovere di rilasciare dichiarazioni ricche di numeri e di statistiche sottolineando quanto si faccia quotidianamente per la prevenzione: nuovi tutor capaci di fare insieme foto, multa, radiografia ed esami del sangue.

Alcuni chiedono “Piani Marshall” per l’educazione stradale, magari sin dall’asilo. Si invocano pene sempre più severe, multe da raddoppiare, triplicare, qualcuno si spinge fino alle punizioni corporali, per ora accantonate grazie ad un manipolo di politici di buon senso che ha fatto presente che la tortura, oltre a far perdere voti, richiederebbe come minimo un referendum.

I pedoni insorgono contro gli automobilisti, gli automobilisti contro i motociclisti, i ciclisti contro tutti, ma l’avvento dei “monopattinatori” elettrici pare stia scompaginando le tradizionali fazioni. Tutti contro tutti, sull’onda dell’emotività, in un delirio di proteste e di moltiplicazioni di leggi e sanzioni. Siamo quasi tutti almeno automobilisti e pedoni, spesso ciclisti, eppure anche su questo ci dividiamo come ai tempi dei guelfi e ghibellini, naturalmente sui social più popolari.

Intanto le stragi continuano, a dispetto di tutte le leggi, i tutor, le multe e le risse, come i recenti tristi fatti di Corso Francia a Roma e di Bolzano.

E quella sottile paura mentre attraversate sulle strisce aumenta: fate un passo in più e mezzo indietro chiedendovi: e questo si fermerà? Si segnalano anziani che si danno appuntamento davanti alle strisce per attraversare in gruppo, come gli gnu che per migrare attraversano il fiume dal Kenya alla Tanzania, zeppo di coccodrilli: qualcuno non ce la fa, ma in molti sopravvivono. Più di una volta qualcuno mi ha chiesto di poter attraversare insieme. Per farci coraggio. E questa non è una battuta. Succede ovunque, come potete facilmente verificare. Di sera il pericolo aumenta, con la pioggia non ne parliamo.

Il susseguirsi di incidenti e le immancabili successive, pompose, dichiarazioni e proposte mi induce a fare una riflessione su una soluzione che molti troveranno troppo semplice, quasi banale. La scorsa estate, durante un viaggio in Yucatan (Messico) ho guidato per migliaia di chilometri ed ovunque, letteralmente ovunque, ogni passaggio pedonale è preceduto da 2 o 3 dossi che è impossibile superare a più di 10 km orari (ma meglio a 5) pena la certa rottura di ruote ed ammortizzatori. In Novembre sono tornato in Sud Africa, stesso metodo ovunque, anche in aree povere e sperdute. Nessun tutor nei pressi delle strisce pedonali, nessun occhio elettronico. Devi rallentare per forza, quasi fermarti: non c’è altra scelta, non puoi non accorgertene, e se sei distratto un violento sobbalzo ti richiama all’attenzione e ti rallenta in ogni caso.

Domanda alle istituzioni di ogni ordine e grado, al Legislatore e ai Sindaci delle città italiane: perché non lo facciamo anche noi?

Magari aggiungendo l’illuminazione notturna sulle strisce, magari (proprio a volersi rovinare) riverniciandole periodicamente visto che in molte città ormai sono solo un pallido ricordo? Mi riferisco all’automobilista che è in ognuno di noi: alzi la mano chi, almeno una volta, non ha tremato guidando di notte, entro i limiti di velocità, magari con la strada bagnata, e le strisce non le ha viste. Nulla. E ha pensato che se un pedone avesse attraversato, magari vestito di scuro, magari con le luci di un’altra auto che ci incrocia dal lato opposto, quel pedone non lo avremmo visto. E nonostante si sia entro i limiti di velocità, sobri, attenti, e si freni all’ultimo metro, è probabile che quel pedone lo si sarebbe colpito ugualmente.

In Italia si preferisce chiamarlo destino, causalità, invece è inciviltà selvaggia, perché quelle strisce sarebbero dovute essere verniciate ed illuminate a giorno. Mi si potrebbe rispondere che non ci sono i soldi per farlo, non ci sono per riparare le buche figuriamoci per mettere i dossi e illuminarli. E allora dove troviamo i soldi per i tutor sempre più evoluti? E quanto costano a tutta la comunità i risarcimenti e le cure sanitarie a tutte le vittime di incidenti simili?

Il lettore malizioso, sempre pronto a pensare male, potrebbe ora rispondere che i soldi per i tutor si trovano sempre perché di fatto si autofinanziano con le multe, che, come tutti sanno, sono ormai una cospicua parte delle entrate nei Bilanci dei Comuni. Noterà che spesso questi tutor si istallano in quelle strade, quei Corsi o tangenziali magari a scorrimento veloce, con 2 o 3 corsie, anche in aree metropolitane, magari con il limite a 30 km/h e che per rispettarlo si viene superati dalle biciclette (ora anche dai monopattini elettrici……). Questo lettore penserà anche che se si istallassero i dossi costringendo a rallentare tutti, inclusi drogati, ubriachi e distratti accaniti chattatori (a proposito, a quando la disconnessione dati automatica in auto per gli smartphone?) pena la rottura di ammortizzatori e ruote si raggiungerebbe di certo lo scopo di salvare il temerario pedone sulle strisce, ma……quante multe non si farebbero più? E quanti incassi in meno?

Ma questo lettore deve stare tranquillo, sicuramente vi saranno ragioni tecniche, non comprensibili ai più, per le quali questa soluzione, non si possa adottare ovunque vi sia un passaggio pedonale. In Italia.

Ci piacerebbe che lo spiegassero anche a noi, e ai parenti delle vittime.

di Giuseppe Tammaro.

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