Pompei, restituiti reperti rubati nel 2005: “portano sfortuna”

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Un pacco accompagnato da una lettera, cosi i reperti prelevati dal Parco Archeologico nel 2005 sono stati restituiti da una donna canadese che li aveva trafugati 15 anni fa.

Ho preso un pezzo di storia cristallizzato nel tempo e che in esso ha tanta energia negativa. “Ero giovane e stupida – scrive – e volevo avere un pezzo di storia che nessuno poteva avere. Non ho effettivamente pensato o realizzato cosa stessi prendendo. Ho preso un pezzo di storia cristallizzato nel tempo e che in esso ha tanta energia negativa. Persone sono morte in un modo così orribile e io ho preso tasselli legati a quella terra di distruzione. La sfortuna ha giocato con me e la mia famiglia. Ora ho 36 anni e ho avuto il cancro al seno due volte, l’ultima volta finito in una doppia mastectomia. Io e la mia famiglia abbiamo anche avuto problemi finanziari. Siamo brave persone e non voglio passare questa maledizione alla mia famiglia o ai miei bambini”

Esiste una credenza che accompagna i furti dei reperti di Pompei. La “maledizione dell’antica Pompei” che colpirebbe coloro che hanno  trafugano oggetti dalle domus. Infatti da diversi anni la Soprintendenza agli Scavi riceve da ogni parte del mondo pacchetti contenenti pietruzze di mosaici, frammenti di muri e pavimenti, cocci di ceramica spesso accompagnati da una lettera di scuse.

Un libro di di Antonio Cangiano racconta  le lettere dei turisti, le testimonianze dei custodi, i racconti di chi ha vissuto “insolite” esperienze nell’antica città e non solo. Esoterismo, pratiche magiche e tutto quello che c’è da sapere sulle defixiones o maledizioni all’ombra del Vesuvio.

Quanti e quali sono i frammenti dell’antica città di Pompei trafugati e restituiti perché ritenuti “maledetti”? Come e quando è nata la “leggenda” che dispenserebbe sventure su chiunque rubi un reperto dall’antica città, sepolta dalla furia del Vesuvio nel 79 dopo Cristo? Perché è ancora così viva? Che cosa l’ha alimentata così a lungo?

Nicole – racconta il messaggero – chiede perdono «per il gesto fatto anni fa» e assicura di aver «imparato la lezione. Sto chiedendo il perdono degli dei, voglio solo scrollarmi di dosso la maledizione ricaduta su di me e la mia famiglia. Per piacere accettate questi reperti così da fare la cosa giusta per l’errore che ho fatto. Mi dispiace tanto, un giorno tornerò nel vostro bellissimo paese per scusarmi di persona», promette Nicole. La sua storia si intreccia a quella di di Alastain e Kimberly, altri due giovani amici di Nicole. La ragazza spiega nella lettera di aver dato un tassello «a un’amica perché condividiamo l’amore per la storia. Le ho detto che io li avrei rimandati indietro nel luogo a cui appartengono, ma non so se lei lo ha fatto».

Infatti, sono due le lettere arrivate ai Carabinieri del posto fisso Scavi archeologici di Pompei. Nella seconda, firmata «Alastain e Kimberly G.», si legge: «Vi restituisco queste pietre che io e mia moglie abbiamo preso mentre visitavamo Pompei e il Vesuvio nel 2005. Le abbiamo prese senza pensare al dolore e alla sofferenza che queste povere anime abbiano provato durante l’eruzione del Vesuvio e la morte terribile che hanno avuto. Siamo dispiaciuti e per piacere perdonateci per aver fatto questa terribile scelta. Possano le loro anime riposare in pace. Chiediamo il vostro perdono».

 

 

 

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