Richiesta di rimborso iva a credito. Dopo lo sgometo, la rassegnazione.

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“Il sistema fiscale italiano è concepito per strozzare gli imprenditori, sgambettare le piccole imprese, prosciugare gli artigiani e uccidere l’entusiasmo?” È  quello che si chiede Paola titolare di un’agenzia di comunicazione, – la cui attività è concentrata prevalentemente sulla cessione di beni e/o la prestazione di servizi nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni.

Analizziamo il caso della sua impresa con lo stesso tono amaro con cui lo ha riportato a noi.

Si tratta dell’iva a credito e dello split payment, meccanismo fiscale per il quale le pubbliche amministrazioni non versano l’iva al loro fornitore di beni e servizi –  a cui versano solo l’imponibile – per corrispondere l’IVA  direttamente all’erario.
E fino qui sembra una buona idea anti evasione.
L’impresa invece per realizzare il servizio alla pubblica amministrazione – perchè ogni servizio ha un costo da affrontare –  corrisponde a terzi il 22% di iva sull’imponibile, anticipando di fatto  il versamento dell’iva.
E anche fin qui sembra funzionare.
Ma che succede quando l’impresa ha costi per € 80.000 + iva e rivende alla pubblica amministrazione per 85.000 + iva?
L’impresa da quel servizio avrà un utile di 5000. “In pratica solo sulla carta” ammette tristemente Paola.

Paga € 80.000  + iva gli spazi per un totale di 97. 600 ( +17.600 IVA anticipata) ma incassa solo l’imponibile, materialmente dall’amministrazione € 85.000 (- 12.600) succede cosi che l’impresa ha € 12.600 di iva a credito e che lo stato è suo debitore.
Questo succede nel primo semestre 2020.
L’iva si può compensare direte voi ( fino € 5000 ) per cui l’impresa non pagherà le tasse che verranno.
Ma che succede se il  credito iva aumenta?
La logica suggerisce di avviare la richiesta di rimborso del credito.

Cosa? Ci vogliono dai 2 ai 5 anni “esclama il commercialista ad un’entusiasta Paola che, non nascondendo la felicità di essere a credito  ammette di non avere la liquidità per affrontare un nuovo servizio analogo di 100.000 Euro, perchè a conti fatti se accettasse e se riuscisse  a chiudere  questo nuovo contratto per € 90.000 + iva,  avendo costi per 83.000, dovrebbe materialmente anticipare + € +18.260 che sommando fa € 101.206 di liquidità a fronte di €90.000 in ingresso.

L’ingenua Paola (…non ancora consapevole dell’inferno in cui si è messa il giorno che ha deciso di fondare la sua impresa) da questo ultimo contratto potrebbe avrebbe un utile di € 7.000 ma, tra il primo contratto e il possibile secondo, ha già anticipato in un anno materialmente € 35 .860 di iva e tutto questo per avere un utile di €12.000 e un fatturato di 190.000 circa.

…” E sapete come ho fatto – racconta Paola – dal punto di vista della liquidità, ad affrontare  i costi del primo servizio e pagare i miei fornitori? Ho contratto un mutuo di € 30.000 su cui sto già pagando il 5,75 di interessi e che dovrò restituire in 4 anni.

Nei caso di Paola e la sua azienda piuttosto che mantenere il credito in compensazione, non solo è conveniente fare domanda di rimborso IVA ma è vitale. La sua impresa per realizzare il secondo contratto e anticipare i costi del servizio ha bisogno di liquidità.

Ma non è finita perchè, qui sembra trasformarsi in una barzelletta – continua Paola.

Occorre prestare attenzione all’importo del credito IVA totale maturato in dichiarazione prima di pianificare la richiesta di rimborso IVA e da 30.000,00 euro in su per fare domanda di rimborso IVA è necessaria l’apposizione del visto di conformità, oltre ad eventuali garanzie.

“Che vuol dire visto di conformità? chiede una scoraggiata Paola.
Le fatture sono elettroniche, il passaggio dei soldi digitale..scusi Dott. Commercialista ma 2+2 fa 4, cosa devono conformare?

Il visto di conformità è un’attività di controllo formale svolta dal professionista; essa consiste in un’attestazione circa la corrispondenza della dichiarazione dei redditi alle risultanze della relativa documentazione, alle scritture contabili e alle disposizioni che disciplinano gli oneri deducibili e detraibili, le detrazioni e i crediti d’imposta, lo scomputo delle ritenute d’acconto e i versamenti.

L’attestazione è resa dal professionista indicando il suo codice fiscale e apponendo la sua firma in appositi spazi nelle dichiarazioni fiscali.

Il visto di conformità è obbligatorio in caso di:

  • compensazione orizzontale dei crediti Iva di importo superiore a 5.000 euro;
  • esecuzione del rimborso di un credito Iva superiore a 30.000 euro.

soggetti devono abilitati al rilascio del visto di conformità sono (Responsabili dell’assistenza fiscale dei Caf, Dottori commercialisti ed esperti contabili, onsulenti del lavoro)

Una stordita Paola. interrompe la spiegazione commercialista ” e tempi? Posso contare di riavere quando dovuto nel giro di 3 mesi? a fare il tutto in 3 mesi?

Lo escludo – afferma il commercialista – nella teoria forse, ma nella pratica per rientrare in possesso della liquidità potrebbero passare anni.
Dott. sono stordita, rinuncio al. secondo lavoro.
La chiamo tra qualche giorno. Adesso ho bisogno di tempo per pensare e rassegnarmi”
conclude Paola.

Si, il sistema fiscale italiano è molto contorto e i commercialisti delle persone la cui capacità di sopportazione è sottovalutata.

Grazie a Paola per la sua testimonianza.
Grazie a tutti i commercialisti per la dedizione.

Se sei un professionista in economia e commercio e vuoi commentare l’articolo saremmo felici di sentire le vostre voci e di sapere come fate a sopportare il sistema fiscale italiano. 

 

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