Il buco nero della depressione. Una malattia spesso invisibile e pericolosa.

Gli scienziati hanno dimostrato che il cervello delle persone depresse risponde in modo diverso ai sensi di colpa, anche dopo che i sintomi si sono attenuati.
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Che cosa è la malattia mentale? Da dove si origina? E’ il frutto di traumi o alterazioni psicologiche avvenute in età infantile, oppure è qualcosa di impalpabile che risiede in recessi biochimici ancora non censiti dalla scienza? E’ sicuramente un meccanismo di cui possiamo solo conoscere l’effetto e non la causa. Quando proviamo un determinato stato d’animo, una emozione, un pensiero (negativo o positivo che sia) non siamo in grado di determinarne l’origine, il nucleo principale da dove parte la manifestazione esteriore.

Ci sono diverse scuole di pensiero, tante interpretazioni e sperimentazioni in questa complessa materia. L’esempio dei ricercatori dell’università di Manchester che, dopo una serie di approfonditi esperimenti, hanno scoperto che il cervello delle persone afflitte da fenomeni di depressione si differenzia, nelle sue varie scansioni, rispetto a persone immuni da questo stato d’animo, ci fornisce una interessante chiave di lettura ispirata alla classica teoria Freudiana che individua nelle meccaniche del senso di colpa e del colpevolizzarsi in modo estremo la causa, la fonte di ogni depressione.

I ricercatori dell’Università di Manchester hanno scoperto che le scansioni del cervello delle persone con una storia di depressione, differivano nelle aree associate alla colpa e alla conoscenza di comportamenti socialmente accettabili da parte di individui che non si deprimono mai. Lo studio – pubblicato sulla rivista Archives of General Psychiatry – fornisce la prima prova dei meccanismi cerebrali per spiegare l’osservazione classica di Freud secondo cui il senso di colpa esagerato e l’auto-colpa sono la chiave per comprendere la depressione.

Roland Zahn, del King’s College di Londra, a questo proposito ha dichiarato: “La nostra ricerca fornisce il primo meccanismo cerebrale in grado di spiegare l’osservazione classica di Freud secondo cui la depressione si distingue dalla tristezza normale dalla propensione a sentimenti esagerati di colpa o colpa personale.”

Le ricerche effettuate dall’equipe di Zahn hanno evidenziato l’assenza di qualsiasi elemento razionale, logico nell’esasperazione del senso di colpa in soggetti affetti da depressione. Le cause di questa estremizzazione della colpa (se così possiamo dire) potrebbero risiedere nell’alterazione della connettività tra la parte superiore del lobo temporale anteriore destro del cervello, e la regione subgenerale, che di fatto memorizza tutte le informazioni sulle dinamiche relazionali e sociali della persona.

A conti fatti, rimane solo la certezza che la mente umana, le sue dinamiche psicoenergetiche e biochimiche, è ancora uno dei pochi misteri sui quali ci si sforza di trovare una interpretazione univoca che, forse proprio per la sua particolare natura, è difficile da spiegare.

 

 

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