Trattativa Stato-Mafia: chi nell’ombra ha agito insieme a cosa nostra?

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Puntata storica di Report,  Sigfrido Ranucci su Rai3, dedicata al periodo stragista italiano che va dal 1992- 1994, della presunta trattativa tra stato e mafia e lo fa con documenti e testimonianze inedite tra le quali quella di Salvatore Baiardo l’uomo che ha gestito la latitanza dei Fratelli Graviano (una potente famiglia mafiosa oggi accusata di essere l’autore della strage di via D’Amelio) cercando di capire anche qual è stato il ruolo della P2, dei servizi segreti deviati e della destra eversiva.
Insomma di chi nell’ombra agito insieme a cosa nostra.

Per farlo, la trasmissione Report, è partita dalle novità giudiziarie che emergono dalla nuova inchiesta sulla Strage di Bologna 1980 quella che Pertini ha definito” L’impresa più criminale della storia della Repubblica” Pochi mesi fa la Procura Generale di Bologna fa il passo decisivo, l’indagine  si è concentrata su persone che in un’aula di tribunale non potranno più comparire, perché decedute. Cioè il capo della P2 Licio Gelli, il suo braccio destro Umberto Ortolani, come dicono i magistrati “Gelli e Ortolani sono stati gli organizzatori e i finanziatori della strage. La strage è stata organizzata dai vertici della loggia massonica P2 protetta dai vertici dei servizi segreti italiani ed eseguita da terroristi fascisti”

Licio Gelli, già condannato per aver depistato le indagini, insieme ad Umberto Ortolani, suo braccio destro, è accusato di aver finanziato i terroristi neri che piazzarono la bomba alla stazione e aver pagato Federico Umberto D’Amato, potentissimo capo dell’Ufficio Affari Riservati del ministero dell’Interno, indicato come l’organizzatore della strage.I servizi segreti italiani anziché lavorare per impedire di farla, hanno fatto in modo che potesse essere eseguita senza che ci fossero dei problemi.

Un filo nero collegherebbe l’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 alle bombe di Capaci e via D’Amelio in cui furono uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Mafia, massoneria, terroristi di destra e servizi segreti deviati avrebbero contribuito per anni ad organizzare e ad alimentare una strategia stragista che puntava alla destabilizzazione della democrazia nel nostro paese.

Una puntata importantissima, storica perchè per la prima volta si scava su chi anziché lavorare per impedire le stragi hanno fatto in modo che potessero essere eseguite senza che ci fossero dei problemi. Stiamo parlando dei vertici dei servizi segreti italiani. Vertici, non l’usciere dei servizi o il postino dei servizi. Vertici. E allora quando parliamo di vertici vuol dire che ci sono delle responsabilità politiche in chi li ha nominati.

Chi è che insegna a Salvatore Riina il linguaggio che abbina la cieca violenza mafiosa alla raffinata guerra psicologica di disinformazione che c’è dietro l’operazione della Falange Armata?

I contenuti della trasmissione Report di lunedì 4 gennaio hanno sollevato non poche polemiche ma hanno anche sconvolto milioni di italiani. Soprattutto riguardo alla testimonianza di Baiardo .

Dobbiamo ricordare che Baiardo,  – scrive il Dubbio News  – condannato per favoreggiamento ai Graviano, nel 94 aveva raccontato molte cose alla Dia di Firenze che stava indagando sulla strage di Via dei Georgofili. Il risultato di allora? Nessun riscontro alle sue affermazioni che non hanno portato a delle certezze giudiziarie. Non solo. Baiardo ha sostenuto che, il giorno dell’attentato in Via D’Amelio , Graviano fosse con lui, nella sua gelateria di Omegna, e che, appresa la notizia, si sarebbero diretti verso casa per vedere il telegiornale. Parliamo di un personaggio, appunto, ambiguo. Report l’avrebbe dovuto dire” E secondo Baiardo, che ha coperto la latitanza dei Graviano, Matteo Messina Denaro avrebbe anche l’agenda rossa di Borsellino.

Per troppi fatti delittuosi non si è riusciti a svelare del tutto le trame che vi stavano dietro.
Lo Stato che lotta contro la Mafia è pronto a raccogliere una verità che riguarda lo Stato che invece convive con la Mafia? 

Non ci sono spiegazioni diverse.  – continua in un commento spontaneo un utente – I boss mafiosi da soli, primitivi e ignoranti, non avrebbero potuto costituire in alcun momento una reale minaccia se lo Stato nella sua interezza avesse voluto perseguirli davvero. Non ci sono spiegazioni diverse perché sennò Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sarebbero ancora vivi mentre invece strane presenze non mafiose sono state rilevate nell’organizzazione delle stragi di Capaci e via d’Amelio e degli attentati del ’93 a Firenze, Roma e Milano. Non v’è dubbio, cioè, che un pezzo dello Stato ha combattuto la mafia, con lutti e conseguenze dolorose per gli onesti, e un altro l’ha sostenuta e coperta per precise convenienze. Borsellino l’aveva capito e ne fu angosciato prevedendo ciò che gli sarebbe successo.

Per guardare la puntata di report clicca qui 

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