Vicenda Bacco srl: la risposta ufficiale del Sindaco di Cesarò (ME)

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Tutto ha inizio quando la ditta Bacco, nel 2015, fa richiesta al comune di Cesarò (ME) per avere in affidamento un capannone posto nell’area artigianale. Fino a quel momento le strutture erano rimaste pressoché in disuso e il comune aveva accettato di buon grado l’idea che una realtà industriale in forte crescita si insediasse nel territorio, diventando un polmone importante per l’occupazione sia diretta che per l’indotto, in un luogo che di lavoro ne offre poco e niente.

Da allora la ditta specializzata in produzioni derivate dal pistacchio è sempre cresciuta, esportando in tutto il mondo, aumentando il proprio fatturato e dando lavoro a più di 50 persone. In seguito alla forte crescita ecco che l’azienda si fa avanti per avere in concessione un secondo capannone, vuole infatti ampliare la produzione confermando il proprio quartier generale a Cesarò.

Così il Comune concede l’utilizzo per un anno della seconda struttura, la ditta avvia i lavori di ripristino dell’area da tempo dismessa e contestualmente chiede all’amministrazione, più volte, di regolarizzare la propria posizione con un affidamento ventennale a tutela del proprio investimento (sarebbero sei le manifestazioni di interesse inviate dall’azienda all’amministrazione). Richieste che restano inevase, fino a quando a fine dicembre Bacco riceve una comunicazione non ufficiale: il 31 dicembre dovrà lasciare il capannone perché la concessione è scaduta.

Durissimo lo sfogo del titolare dell’azienda Claudio Luca che ripercorre con un lungo post affidato ai social tutta la storia: «Con la mia impresa anni fa decisi di trasferirmi da Bronte a Cesarò per ampliare la produzione, visto il successo che stavamo cominciando a registrare. Sapevamo che a Cesarò c’era una piccola area artigianale, composta da tre capannoni, mai attivata. Così chiedemmo all’amministrazione che ci desse in affitto uno dei tre capannoni. E partì la nostra avventura a Cesarò. Negli anni successivi, visto il trend in continua crescita, chiedemmo al Comune di potere utilizzare anche un secondo capannone. Anche in questo caso chiedemmo che ci fosse un contratto di affitto ventennale, per potere fare gli investimenti necessari sulla struttura e renderla operativa. Ci fu assicurato che il contratto sarebbe arrivato e che nel frattempo potevamo utilizzare il capannone, E così andò, aspettando, ovviamente, e sollecitando con sei dichiarazioni di interesse, di avere quel contratto ventennale. Mai arrivato, nonostante il massiccio investimento fatto, nonostante la nostra impresa grazie a questa nuova struttura continuasse a crescere in fatturato, con il risultato che, dopo aver fatto lavorare decine di imprese artigiane locali per le ristrutturazioni dei capannoni che erano in uno stato di totale abbandono e devastazione, eravamo arrivati ad avere 52 dipendenti, molti dei quali, ovviamente, locali, e tantissimi occupati stagionali. Abbiamo atteso sino a oggi che l’amministrazione siglasse quell’accordo o, quantomeno, che ci spiegasse il perché di tutto questo prender tempo. Invece niente. E stamattina ci è stato comunicato che entro il 31 dicembre dobbiamo liberare il capannone e restituirlo al Comune. E poi, ci è stato detto, si vedrà. Poi? Ma poi quando? Poi cosa? Nel frattempo dobbiamo affrontare questa corsa contro il tempo, questi disagi, spostare, non so dove, gli impianti. Ma, soprattutto, mi chiedo adesso che cosa dovrei fare dei dipendenti che, inesorabilmente, non avranno più cosa fare in una struttura dimezzata negli spazi operativi produttivi».

Da allora e in pochissimi giorni, la situazione balza agli onori della cronaca, diventando un argomento di scontro anche all’interno del consiglio comunale. Lo scontro resta infuocato per giorni, fino a quando il comune – probabilmente a causa della pressione mediatica – decide di rinnovare la concessione per un altro anno dopo avere ricevuto il pagamento di tutte le spettanze dovute pari ad oltre 40 mila euro.

Sembra la solita storia tutta siciliana, una ditta che vuole investire e che si ritrova a combattere contro la burocrazia, e dall’altro un Comune proprietario dal 2017, di 3 capannoni, che non riesce ad assegnare e soprattutto a recuperare somme di locazioni dovute da altri, per oltre 80 mila euro.

Il tema “Bacco” e più in generale dell’area industriale, è stato affrontato nel corso di un aspro consiglio comunale tenuto il 6 gennaio, nel corso del quale alcuni consiglieri di minoranza hanno sollevato la questione chiedendo al sindaco di dare spiegazioni.

Il sindaco Salvatore Calì, si è limitato a ribadire che pur di portare lavoro in paese farebbe di tutto, confermando che Bacco ha in locazione un solo capannone. Fatto sta che tra un anno la nuova concessione scadrà e non ci potranno essere ulteriori proroghe.

Se come fatto trapelare dal sindaco, la decisione del Comune era legata a procedure che imponevano un bando di gara pubblico per ottenere la concessione del capannone – e a questo punto ci chiediamo come mai non sia sorta la stessa difficoltà quando fu affidato in via diretta il primo capannone – , la questione è solo rinviata e, nel pieno rispetto delle regole, si dovrà trovare una soluzione che non penalizzi un’azienda in piena crescita ma neppure un territorio per il quale realtà come questa rappresentano un’opportunità straordinaria per la crescita del tessuto economico. E’una storia piena di contraddizioni che vorremmo venissero chiarite.

Per questo abbiamo posto alcune domande, semplici e dirette, al sindaco di Cesarò Salvatore Calì

Sindaco ci racconta cos’è successo?
Adesso si procederà con un banco pubblico per l’affidamento dei capannoni?
Quali sono i tempi, per evitare che tra un anno ci si ritrovi nella medesima situazione? Anche quando venne affidato il primo capannone fu pubblicato un bando?

Il primo cittadino non si è sottratto al confronto e ha risposto di buon grado.

Adesso abbiamo intenzione di fare una gara o una manifestazione di interesse pubblico per l’affidamento del capannone, per quanto riguarda la concessione del primo capannone, il comune non c’entra in quanto in quel momento c’era l’Ati, un’associazione temporanea di impresa, quindi Bacco è subentrata ad un componente dell’associazione che era fuoriuscito. L’amministrazione ha solo preso atto di questo avvicendamento, non avevamo un ruolo.

Facendo un passo indietro, il Comune ha avuto qualche problema con l’Ati per l’incasso degli affitti, infatti nessuno dei componenti per diversi anni ha versato le quote. Nel momento in cui l’Ati è stata sciolta, Bacco ci ha contattati dicendo di voler pagare la propria quota parte che ammontava a circa 40mila euro. L’azienda disse di non poter pagare tutto in un’unica soluzione, quindi chiese una rateazione del debito. Cosa che fu accordata, anche per agevolare una realtà che riteniamo importante per lo sviluppo economico di Cesarò. Così arrivammo ad un accordo per il rientro del debito di 800euro mensili. Soltanto che dall’estate 2018 fino a luglio-agosto del 2019 queste rate in realtà non furono pagate. Così parlammo nuovamente con l’azienda sollecitando il pagamento. Le mensilità finalmente sono state pagate tutte il 20 dicembre, la transazione è stata protocollata da Bacco il 30 dicembre scorso e comprendete che se io non ho le carte in regola, non posso prolungare la concessione. Quindi da parte mia non c’era e non c’è alcuna intenzione di “cacciare” Bacco, il problema è sorto in seguito a questi disguidi e ritardi. Nel momento in cui l’azienda si è messa in regola con i pagamenti e ha protocollato la transazione, abbiamo prorogato la concessione. Qualsiasi cosa deve essere fatta nel rispetto della legge ed è così che io voglio operare. E’chiaro che la concessione ha una durata di un anno ma è mia intenzione regolarizzare la procedura entro massimo un paio di mesi, come dicevo prima, con un bando ad evidenza pubblica. Non potrà essere fatto un affidamento diretto come preferirebbe l’azienda, potranno partecipare anche altre eventuali ditte e d’altra parte è corretto così. Credo che Bacco sia un valore aggiunto per Cesarò e mi auguro che la loro permanenza sia sempre più radicata e forte sul nostro territorio, perché questo vuol dire lavoro per i cittadini, vuol dire sviluppo e prestigio per il nostro paese”.

 

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